Massimo Luccioli consolida il percorso di ricerca espressiva con coerenza e costanza. Lo dimostra questa bella rassegna delle sue ultime opere presso la Galleria Comunale della Molinella a Faenza, curata da Lorenzo Fiorucci. Aperta il 7 dicembre 2018, si è chiusa il 19 dello stesso mese, riscuotendo un importante successo per la qualità delle opere e la concezione espositiva.

L’artista presenta numerose carte su cui il caratteristico segno della matita sulla superficie preparata per ricevere un intervento pittorico, traccia forme agglutinando punti e linee attraverso un preciso reticolo dal magnetismo fiabesco. Nascono conflitti dinamici tra vuoto e pieno, spazio in dipanamento e tempo di lettura, luce e ombra, nero e bianco. Può sembrare il risultato di una casualità da actio mentis, di una onirica irrazionalità, ma in ogni segno c’è un calcolo matematico minuzioso, fin dalla prima manifestazione fenomenologica della pittura grafica di Massimo Luccioli.

Foto di Raffaele Tassinari

Ecco il preciso e studiato allestimento per dare dimensione spaziale sulle difficili pareti dell’area espositiva. Concepita come un libro in divenire, impaginato sulle pareti, il racconto si compone di tante tavole collocate conseguenzialmente per farsi leggere con l’emozione della sorpresa e del messaggio scoperto nel segno. L’articolato dei capitoli di questo fantasioso libro è apprestato da un bassorilievo in terracotta, sospeso alle pareti, sia posto isolatamente come una mirabolante illustrazione o per separare la scansione delle carte allineate. Bassorilievi che l’artista realizza da tempo ponendo a frutto il lungo magistero con questa fondamentale tecnica che lo lega agli Etruschi tirreni e alla ceramica medievale della Tuscia. Luccioli crea per ogni tavola una ricca articolazione di lastrine in argilla, sovrapponendo e intersecando in un ricco lavorio manuale, per poi cuocere al forno a temperatura altissima evitando la vetrificazione per mantenere la porosità e la matericità della terracotta. Il rimando è sempre al racconto naturalistico, al valore della terra, alla forza creativa del fuoco, all’eros che si concreta in materia e diviene messaggio del tempo in divenire. Tutto ciò in continuità con le carte, facendo del tutto il libro del presente.

Foto di Raffaele Tassinari

Nasce dall’insieme una sorta di sinfonia metafisica che si connette alla fenomenologia del pensiero moderno e contemporaneo, superando ogni aspetto rapsodico. Niente risulta effimero, momentaneo, evanescente nel messaggio di Luccioli. Nessun esercizio incitatorio all’impegno didattico-politico o all’etica del corretto, o viceversa alla trasgressione come pura cinetica del razionale calcolo mediatico. Massimo Luccioli vuole soltanto emozionare e attraverso il battito del cuore accrescere la capacità ricettiva della mente della realtà che si fa sogno. Un insegnamento maggiorante, come direbbe Lev Vygotskij. In questo essere concreto sta la sua modernità. Finita la mostra restano le opere che continuano a raccontare dell’essere e non soltanto l’insipiente lampo sul monitor del computer che dura il tempo di un clic, a cui l’occhio non ha modo di approntare la pupilla ricettiva e la mente a sedimentare in memoria ciò che accade nel solo istante che accade.

Agostino Bagnato

Roma, 28 dicembre 2018

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