9 maggio 2017, Festa dell’Europa. Ma perché attendere tanto tempo per proclamare una giornata da dedicare all’Europa? In ogni caso, ben venga questa celebrazione che idealmente esorta a percorrere la distanza che separa dalla speranza di salvezza o dal baratro della dissoluzione.

Infatti, il problema è capire quale Europa festeggiare. Quella della burocrazia, delle istituzioni elefantiache impenetrabili e costosissime, delle procedure complesse e indecifrabili, degli egoismi e dei muri contro i migranti e i dannati della Terra; oppure l’Europa che rafforzi il processo unitario, qualifichi il funzionamento delle Istituzioni, sviluppi politiche di solidarietà e responsabilità comuni, porti alla crescita economica e occupazionale, tuteli il patrimonio culturale, storico, artistico, architettonico, monumentale e naturalistico, diventando la casa di tutti.

Si tratta di formule retoriche, è vero, ma è su questo che si gioca il destino del popolo europeo. In sessanta anni dal Trattato i Roma è stato fatto un lungo cammino. Sembrava che la linea retta non dovesse mai interrompersi, nonostante gli avvertimenti della storia di vichiana memoria. La capacità d’agire dell’uomo europeo sembrava illimitata e le tragedie dell’umanità lontane dal baricentro mediterraneo. Poi tutto è cambiato, da quel tragico 11 settembre 2001 per un attacco terroristico verificatosi lontano dalla terra d’Europa, la figlia di re di Tiro, celebrata da poeti e pittori.

Quel cambiamento ha snaturato il mondo perché non nessuno ha saputo reagire in misura ragionata all’interesse generale. Ha prevalso così l’egoismo regionale, lasciando ai più intraprendenti ardimentosi e spietati soldati di ventura e masnadieri nel nome di divinità rivelate di sconquassare il Pianeta.

Ciascuno ha fatto quello che ha potuto, per alimentare la speranza e per contrastare la disgregazione. L’Associazione Culturale “l’albatros” ha celebrato le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo con iniziative pubbliche, coinvolgendo artisti italiani e stranieri e intellettuali di diversa estrazione e nazionalità.

Nel 2004 è stata promossa la mostra di arte contemporanea dal titolo Europa nel segno che si è tenuta a Tarquinia, Genazzano, Monteromano; nel 2009 è stato promosso vasto dibattito dal titolo L’Europa che vogliamo sulla rivista omonima al quale hanno preso parte storici, sociologi, scrittori, giornalisti, artisti; nel 2004 è stata costruita l’esposizione Europa. Arte e cultura. Significativo l’intervento di Franco Ferrarotti a Tarquinia nel corso dell’incontro per discutere sul futuro dell’Europa, di fronte a opere d’arte di Ennio Calabria, Alessandro Kokocinski, Salvatore Provino, Massimo Luccioli, Werner Stadler, Mikhail Koulakov e molti altri. In quella occasione il celebre sociologo esortava a leggere la realtà con occhio critico, mentre il poeta Vincenzo Loriga indagava il carattere eterogeneo della storia europea che ne condiziona l’evoluzione.

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea è un vulnus grave che non sarà facile sanare. Oggi l’obiettivo prioritario è sconfiggere il populismo, la semplificazione e la volgarizzazione delle politiche nazionalistiche che respingono l’Europa indietro di cento anni. La vittoria in Francia di Emmanuel Macron è un segnale positivo al dilagante sovranismo isolazionista e protezionistico e semi autarchico che viene dalle viscere dell’Europa, dalle pianure del Middle West e delle città industriali americane. Ma non è certo sufficiente per dichiarare che la strada verso il futuro dell’Europa unita è spianata.

Infatti non sarà facile risalire la china, restituire slancio e fiducia ai popoli europei falcidiati da una crisi devastante e minacciati dal terrorismo, assegnare un ruolo ai giovani e alle nuove generazioni azzannate dalla disoccupazione.

Ma qual è l’alternativa?

Ben venga la Festa dell’Europa, dunque! “l’albatros” la celebra con l’impegno ideale e culturale di sempre.

 

Agostino Bagnato

 

Roma, 9 maggio 2017    

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