Agostino Bagnato

Nel 1992 l’Italia riconosce la Repubblica Armena. Non tutti sanno dove si trova questo Paese, qual è la sua storia, chi sono i suoi abitanti. Eppure, si tratta di un popolo antichissimo, ricco di bellezze naturali, cultura, arte, tradizioni, religiosità. Abbiamo imparato dai libri che abitavano la Cilicia, la Bitinia, l’Anatolia e che hanno avuto a che fare con Romani, Persiani, Arabi, Turchi, Russi lungo oltre tremila anni di storia. Hanno avuto poeti e musicisti importanti, monaci santi e taumaturghi, guerrieri eroici contati dall’epos popolare. Gregorio di Narek (950-1005) è tra i più illuminati: «Tu sei il dito del cipresso / che mostra la strada / e le sopracciglia sono riunite / da un so arco, /Dio del Mezzogiorno che regni sugli Astri» e ancora «Tu sei speranza e fiamma e o tenebra. / Tu sei bontà e gloria / nella tua essenza /ed io corruzione e follia». Come dimenticare Sayat Nova (1712-1795), il più geniale dei giullari, Ashugh celebrato per i canti d’amore dedicati alla principessa georgiana Ani Batonishvili. Fino ai poeti del Novecento e della diaspora: Daniel Varujan (1884-1915), perito nel genocidio, è forse il più importante: «Sulla pianura, calma, dilaga / l’onda bianca del sole / i covoni vi nuotano, e la tartaruga / la cerca per riscaldarsi», oppure Hrand Nazariantz (1886-1962), fondatore del centro Nor Arax a Bari per ospitare gli esuli armeni. E come dimenticare grandi musicisti, a cominciare da Vartapad Komitas, Aram Chaaturjan e Charles Aznavour, il geniale regista cinematografico Sergej Paradžanov e artisti celebri come Martiros Sarjan, Arshile Gorky, Gregorio Sciltjan e Spartak Babajan o scultori come Georgij Franguljan.

Perché soltanto nel 1992 l’Italia riconosce l’Armenia? Per il semplice fatto che fino al 1918 i territori abitati dagli armeni, hanno fatto parte dell’Impero ottomano e dopo la breve parentesi dell’appartenenza alla Repubblica Indipendente della Transcaucasia, a partire dal 1922 sono entrati nell’URSS come Repubblica autonoma. Indirettamente, l’Italia ha riconosciuto l’Armenia attraverso l’URSS, ma non è la stessa cosa.

L’Armenia odierna è soltanto una parte della grande Armenia del passato, che si estendeva lungo le vallate anatoliche, un tempo territorio di Parti e Medi. Oggi soltanto i territori a nord del monte Ararat costituiscono la Repubblica Armena, abitata da circa tre milioni di abitanti.

Dopo il crollo della Sublime Porta, conseguenza della Prima guerra mondiale, il territorio anatolico era stato devastato dal terribile massacro della popolazione armena, perpetrato dai Turchi sotto la guida di Mehmed Talat Pascià, divenendo un vero e proprio genocidio che anticipa la Shoà. Non a caso l’ufficiale tedesco Friedrich Bronsart von Schellendorf, che serviva nell’esercito ottomano, fu incaricato di progettare la deportazione. I pochi superstiti si sono dispersi in Russia, Europa, America, rafforzando la diaspora iniziata con i massacri tra il 1894 e 1896 ordinati dal sultano Abdul Hamid come risposta ai Comitati rivoluzionari costituiti da gruppi di Armeni e il massacro di Adana del 1909 e di Musa Dag (Monte di Mosè) della primavera del 1915. L’Occidente fece finta di non accorgersi della tragedia imminente.

Gli Armeni superstiti si riunirono nei territori a Nord. La convenzione di Tflis del 1917 costituì il Consiglio Nazionale Armeno che proclamò la Repubblica Democratica dell’Armenia con a capo Stepan Shaumyan. I Turchi scatenarono una controffensiva, riuscendo a riconquistare i territori, nonostante la vittoria degli Armeni nel villagio di Sardarapat nella primavera del 1918. Nel frattempo si era consumato il patto tra Russia rivoluzionaria e Turchia di Mustafà Kemal del 1 gennaio 1918 che fu il pretesto per Vehib Pascià di attaccare la Repubblica Federale Democratica Transcaucasica, costituitasi tra i territori che si stendevano dal Mar Nero al Mar Caspio.

Dopo una fase convulsa, si è giunti al trattato di Sèvres del 10 agosto 1920 che segnava i nuovi confini della Turchia. Nel frattempo, i Giovani Turchi che si erano impadroniti del potere scatenando un’ondata nazionalistica nella popolazione e nell’esercito ottomano, si rifiutarono di accettarlo e costrinsero le potenze al trattato di Alexandropos del 2 dicembre 1920 che annullò quello di Sèvres. La conseguenza fu l’immediata occupazione russa dei territori e la fine della Repubblica Democratica di Armenia. Il 4 marzo 1922 fu creata la Repubblica Socialista Sovietica Federativa Transcaucasica, mentre il successivo trattato di Kars dell’11 settembre 1922 stabiliva i nuovi confini tra Russia, Turchia e Armenia, tenendo conto anche della Georgia (Gruzija, l’antica Iverija) e dell’Azerbaidžan. Tutto fu confermato dal Trattato di Losanna del 24 luglio 1923.

Gli storici sono ancora discordi sulla effettiva necessità di quell’azione da parte dei sovietici. Alla luce di quanto accaduto nei decenni successivi, si può affermare che senza quell’intervento, l’Armenia avrebbe rischiato di fare la fine del Kurdistan e gli Armeni di trovarsi senza patria.

La Russia, nonostante gli sconvolgimenti della Rivoluzione d’Ottobre, riuscì a contrastare l’avanzata del riorganizzato esercito turco e a porre un argine al nazionalismo che stava portando alla riconquista dei territori assegnati alla Grecia, il cui atto più atroce è stato l’incendio e la distruzione di Smirne. Il pericolo era reale. A riprova di ciò, bisogna ricordare che Enver Pascià organizzò in quegli anni una rivolta filo-turca nei territori occupati dai russi attorno a Buchara, e che il 4 luglio 1922 fu ucciso da un reparto dell’Armata Rossa guidato da un ufficiale armeno.

Quindi quel trattato è stato un compromesso che teneva conto delle forze in campo e soprattutto della volontà dell’URSS di creare repubbliche autonome rispondenti al carattere della popolazione, anche se assimilate alla politica dei bolscevichi usciti vittoriosi dalla guerra civile. Così, in base alla politica delle nazionalità, nacquero la Georgia, l’Armenia, l’Azerbaidžan. Le prime due repubbliche a maggioranza cristiana, la terza di religione islamica.

Per l’Armenia iniziò un percorso di sviluppo in base alle scelte della pianificazione. In particolare fu avviato il piano di alfabetizzazione e di educazione, con la creazione di scuole di base e di istituti superiori, centri di ricerca. Nello stesso tempo fu rafforzata la struttura universitaria.

Furono avviate opere di risanamento edilizio e sanitario nelle principali città, a cominciare da Erevan, divenuta capitale della Repubblica nel 1936.

Furono costruiti i principali musei per il recupero e la valorizzazione delle tradizioni culturali, a cominciare da quelle musicali, utilizzando l’insegnamento di Vartapad Komitas.

La sanità ha avuto una crescita considerevole, con la costruzione di ospedali e centri di cura. Per le sue bellezze naturali e la salubrità dell’aria, l’Armenia è stata scelta come sede di sanatory, ovvero case di vacanza e riposo per lavoratori e le famiglie.

La vita culturale ha ottenuto un notevole impulso, sia sul piano dello studio e della valorizzazione delle tradizioni, sia sul terreno della sperimentazione di nuovi orizzonti. Un impulso notevole ha avuto lo studio del canto corale, compreso quello religioso.

Non so quanto possa essere stata convita l’adesione al regime sovietico da parte degli Armeni, in particolare durante gli anni della dura repressione staliniana, ma non si può tacere il contributo che i soldati dell’Armata Rossa, proveniente dalle regioni armene, hanno dato alla lotta contro il nazismo. Per affermazione unanime, hanno combattuto lealmente e con grande coraggio.

Il Paese non ha subito danni materiali dalla guerra. Di conseguenza, il periodo successivo al conflitto ha visto un ulteriore processo di sviluppo. Sono state costruite industrie per la produzione di beni di consumo, particolarmente in campo ottico e della strumentazione sanitaria.

L’agricoltura ha subito dei cambiamenti, attuando le scelte della collettivizzazione, incrementando la produzione di vino e in particolare del cognac che ha raggiunto livelli di qualità molto alti, apprezzato in tutto il mondo. IL Centro di Ricerca della vite e del vino di Erevan è diventato famoso e anche con l’Italia vi sono stati alcuni scambi scientifici. L’allevamento ovino, perno della zootecnia locale, ha migliorato la qualità delle specie, fornendo un contributo alimentare al resto dell’Unione Sovietica.

La cerealicoltura ha continuato a progredire, al pari dell’orticoltura. I mercati locali sono un trionfo di varietà e di colori, danno il senso della biodiversità di questo territorio aspro, difficile, prevalentemente montuoso.

Sul piano politico, bisogna ricordare che l’Armenia ha dato un Presidente del Soviet Supremo e anche un celebre costruttore di aerei militari. Da cui è nato il famoso Mig.

Il 7 dicembre 1988 l’Armenia è stata colpita da uno spaventoso terremoto che ha provocato circa 25.000 vittime. Erevan ha subito gravi danni materiali. La solidarietà internazionale ha consentito l’invio di aiuti alle popolazioni per l’emergenza e per le prime opere di ricostruzione. Anche l’Italia ha fatto la sua parte. A quel tempo molti occidentali avevano avuto la possibilità di visitare l’Armenia ed avevano imparato a conoscerne la storia e le bellezze.

Il 9 novembre 1989 si apre una pagina completamente nuova per il mondo, con il crollo del muro di Berlino. Il Patto di Varsavia si sgretola e anche l’Unione Sovietica, percorsa dal vento della perestrojka e della glasnost’ avviate da Michail Gorbačëv, si dissolve dopo appena due anni. L’Armenia proclama la propria indipendenza, al pari delle altre repubbliche caucasiche e del resto dell’Unione. Levon Ter Petrosyan è confermato presidente. I confini delle Repubbliche sono quelle della formazione dell’URSS nel 1922. Ma all’interno dell’Azerbaidžan c’è la regione del Nagorno-Karabach abitata in prevalenza da Armeni che hanno proclamato la loro autonomia, provocando la reazione azera. Questa è una problematica geopolitica ancora non risolta.

Nel 1998 fu eletto presidente Robert Kocharian che ha avviato un intenso piano di riforme. Il Paese inizia il suo graduale sviluppo economico-sociale. Oggi Serž Sargsyan è il presidente in carica; primo ministro è Karen Karapetyan.

Bisogna ricordare che con l’indipendenza, inizia una fase molto difficile per la società armena. Il brusco passaggio all’economia di mercato provoca difficoltà sul piano degli approvvigionamenti, per carenza di valuta. La penuria energetica mette a dura prova gli abitanti durante il periodo invernale. Ma bisogna dire che orgoglio, coraggio, intraprendenza non mancano per affrontare le difficoltà. L’aiuto delle comunità armene sparse per il mondo consente di superare i momenti più difficili. Ma le riforme economiche e sociali cominciano a dare i primi frutti e oggi l’Armenia è un paese profondamente cambiato, avviato sulla strada dello sviluppo più avanzato, utilizzando le tecnologie più moderne e i centri di formazione più qualificati.

Oggi l’Armenia ha ottimi rapporti commerciali e politici con la Russia, così come intrattiene relazioni positive con quasi tutti i Paesi vicini. Nei rapporti con la Turchia pesa l’eredità del passato, compreso il rifiuto del governo di Ankara di riconoscere il genocidio. Ma nello scacchiere mediorientale e caucasico il ruolo della pacifica e piccola Armenia è molto importante, sia per il mantenimento degli equilibri di pace sia per lo sviluppo economico.

L’Italia è interessata a sviluppare la conoscenza di questo Paese e di questo popolo, a cui ci legano storia e tradizioni religiose. Per questo l’ulteriore sviluppo dell’Armenia è una grande gioia per tutti gli Italiani.

 

Roma, 15 dicembre 2016      

Questo sito web fa uso di cookie tecnici 'di sessione', persistenti e di Terze Parti. Non fa uso di cookie di profilazione. Proseguendo con la navigazione intendi aver accettato l'uso di questi cookie. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

  I accept cookies from this site.
EU Cookie Directive Module Information