La rivista l’albatros ha posto alcune domande ad una delle voci più autorevoli del mondo della cultura nel nostro Paese

 

Franco Ferrarotti, sociologo, scrittore, professore emerito della “Sapienza” Università di Roma, interviene sul drammatico conflitto armato tra la Russia e l’Ucraina che rischia di coinvolgere tutto il mondo occidentale. Il suo parere nasce da una profonda conoscenza degli avvenimenti del secondo Novecento e dell’inizio del Duemila, di cui è stato protagonista e testimone sul terreno culturale, oltre che  politico.

Professor Ferrarotti, perché si è arrivati a questo punto nello scontro tra Russia e Ucraina? Il riconoscimento delle Repubbliche separatiste di Doneck e di Lugansk, il 21 febbraio 2022, è stato il primo atto, cui è seguita due giorni dopo, l’invasione vera e propria dell’Ucraina. L’operazione è ancora in corso e non si conoscono i tempi per un cessate il fuoco. Perché si è giunti a questo punto?

Ho seguito con estrema attenzione il discorso di Vladimir Vladimirovič Putin e le mie reminiscenza di russo mi hanno consentito di comprendere i passaggi fondamentali del suo ragionamento.


Il Presidente Vladimir Putin annuncia alla Tv russa la notizia dell'invasione dell'Ucraina

Il presidente della Federazione russa sostiene che l’Ucraina è una invenzione di Vladimir Il’ič Lenin, in quanto in precedenza si trattava di una mera espressione geografica. Ovvero di un Governatorato all’interno dell’Impero russo che, al momento della sua dissoluzione, nel 1918, ha dato vita a stati indipendenti. La politica delle nazionalità, perseguita dai bolscevichi e attuata prima da Lenin e poi da Stalin, che è stato nella prima fase Commissario del Popolo per le Nazionalità, ha portato al riconoscimento della Repubblica democratica dell’Ucraina. A conclusione della guerra civile, nel 1922 è stata costituita l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), attorno alla Repubblica Federale Socialista Sovietica Russa. L’Ucraina, al termine di drammatici avvenimenti interni che hanno visto le Guardie Rosse protagoniste di molte violenze, ha aderito all’URSS. L’inizio delle ostilità era già in atto, ma quelle vicende lo hanno amplificato. La presenza ucraina non è stata mai del tutto scontata, perché gruppi di nazionalisti sono stati sempre presenti, anche se la polizia li ha sempre soffocati. Tutto è cominciato allora!
Oggi Putin vuole prendersi il controllo di tutta l’Ucraina. Le due repubbliche del Donbass e di Lugansk, dopo la Crimea annessa nel 2014, non bastano più per soddisfare il disegno di tornare una grande potenza a tutti gli effetti. L’enorme schieramento e spiegamento di forze militari sta proprio a  dimostrare che la Russia non ha mai rinunciato a quei territori.


Le immagini de
La Corazzata Potëmkin di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn sono di incredibile attualità

Qual è il disegno di Putin, a questo punto?
Egli pensa di rifare l’Unione sovietica, di tornare all’Impero russo dissolto in seguito alle sconfitte zariste  nella Prima guerra mondiale. Il suo obiettivo è costruire la Grande Madre Russia, Velikaja Matuška Rossija, dal Dnepr agli Urali. Parte anche dalla considerazione che la Russia è parte della storia dell’Europa, a cui resta indissolubilmente legata. Stessa religione, identica cultura, analoga arte, costumi e abitudini contermini. Del resto, Charles De Gaulle sosteneva la necessità di dialogare con l’Unione Sovietica in questo senso, già negli anni Cinquanta. Isolare la Russia da parte dell’Occidente, chiuderla in confini ostili, circondarla di eserciti e di armi offensive alla fine ha fatto paura ai governanti di quel grande Paese. Bisogna anche ricordare che dopo la fine del comunismo, cui è seguita una profonda crisi, da quella politica a quella economica e sociale, la Russia è ritornata una grande potenza.

Cosa può fare l’Unione Europea, a questo punto?
Molto poco, a parte le sanzioni che non credo avranno un grande effetto. Anzi, temo proprio che non ne avranno nessuno. Voglio ricordare che nel 1936 le sanzioni della Società delle Nazioni all’Italia per l’occupazione dell’Etiopia, hanno avuto come effetto  di rinsaldare il rapporto tra il fascismo e la popolazione, facendo leva sul patriottismo e il nazionalismo. Le mamme si recavano ai centri di raccolta per dare quel poco oro che possedevano alla patria, spinte dal risentimento verso l’Inghilterra, la “perfida Albione” della propaganda di regime. Quelle sanzioni sono state un formidabile fattore di spinta per la coesione nazionale. Il fascismo toccò in quegli anni il più alto livello di consenso.
Tornando all’Europa, il problema vero è che non può fare altro non essendo un soggetto politico sovranazionale, non possedendo strutture statuali proprio, non avendo una politica estera comune, in mancanza di una politica di difesa militare, non potendo contare su un esercito autonomo, su una economia legata alla fiscalità comune; come fa ad essere in grado di assolvere il ruolo di protagonista in un momento così drammatico? In alcuni momenti del passato è stata la stessa cosa. Per quanto riguarda l’Italia, non bisogna dimenticare che dipende dal gas russo per tanta parte delle sue attività, oltre che per scopi civili, per cui le sanzioni potrebbero ritorcersi contro. Lo stesso vale per la Germania.


Chi dipende di più dal gas russo? (fonte ISPI)

Per ciò che attiene la moneta unica, l’Euro, possono esserci conseguenze dalle sanzioni?
In generale, l’esistenza di una moneta senza un sovrano crea problemi. In momenti drammatici è una specie di personaggio in cerca di autore. Lo dimostrano gli incontri del G7, dove l’Europa è sempre marginale nelle discussioni e nelle conclusioni. Tuttavia, questa terribile crisi tra Russia e Ucraina potrebbe avere un effetto positivo, spingendo le autorità europee e i singoli stati a trovare forme di avanzamento verso il federalismo, cedendo pezzi di sovranità allo Stato sovranazionale. Ma ci sarà questa capacità?

Lei cosa pensa, professore?
Dubito che ci sia questa consapevolezza, anche di fronte a questa terribile emergenza. Fin tanto che in Europa i differenti paesi invieranno come rappresentanti dirigenti politici di secondo livello, difficilmente si andrà avanti nella direzione necessaria. Nel frattempo, bisogna anche tenere presente che tra l’opinione pubblica sta passando il messaggio che i governi autoritari sarebbero maggiormente in grado di rispondere alle emergenze e di governare le crisi. Putin non ha una grande cultura politica, ma ha il potere nelle sue mani e sta dimostrando che sa rispondere alle necessità del proprio tempo con grande tempestività. É un dittatore e come tale è percepito e visto in Occidente. La sua autorevolezza è fuori discussione. E ciò colpisce l’opinione pubblica internazionale.

Sta dicendo che la democrazia ha esaurito i suoi vantaggi indiscutibili su ogni altro sistema politico?
No, intendo dire che le democrazie in qualche occasione hanno bisogno di andare al di là delle regole costituzionali, del politicamente corretto. Non si tratta di sospendere le garanzie costituzionali, di sospendere il quadro legislativo parlamentare, di alterare il rapporto tra Parlamento e Governo, per affrontare le emergenze che sono sempre presenti nella vita dei popoli e delle nazioni. Del resto, lo stiamo vivendo in Italia con le misure che il governo ha dovuto adottare per rispondere alla pandemia. Nel caso di un conflitto armato la situazione diventa assai più problematica e quindi il punto di comando deve essere sicuro e tempestivo.

Come potrà essere superato questo terribile momento?
Giungono notizie che i russi stanno avanzando su più fronti, compreso quello meridionale che si trova sul Mar Nero. Kiev non è lontana e la resistenza ucraina non sembra in grado di arrestare l’Armata Rossa. Il costo in vite umane, che attualmente dovrebbe essere contenuto, diventerebbe pesantissimo. Bisogna considerare, inoltre, l’altissimo numero di profughi. Per cui una trattativa resta l’arma vincente: un armistizio e poi un accordo sul futuro dell’Ucraina, garantito dalla comunità internazionale.


Le forze corazzate russe avanzano in tutto il territorio ucraino

Ma l’Occidente non ha niente da rimproverarsi per come si sono sviluppati gli avvenimenti? Negli ultimi venti anni la Russia è stata isolata, esclusa dal G8 che è tornato ad essere il G7 degli anni Ottanta del XX secolo, si è sentita minacciata da tentativi di disgregazione interna come la Cecenia, il Daghestan, l’Ossetia del Nord, è stata umiliata sul piano economico. Putin ha potuto contare sulle risorse energetiche per portare avanti la ricostruzione dell’economia di mercato, depredata dagli oligarchi. Non sarebbe stato più giusto coinvolgere la Russia nella gestione del Pianeta?
La lezione di storia che Putin ha fatto con il discorso a cui ho fatto riferimento contiene questi risentimenti. La Russia fa parte dell’Europa e se la si spinge sempre più verso l’Asia, in una visione storicamente non corretta, diventa un pericolo. É vero che nella storia della Russia c’è Gengis Khan che tante tracce ha lasciato nei territori al di là degli Urali, ma la sua vocazione deve restare europea. Questo concetto dovrà essere meglio analizzato dal  mondo occidentale.

Grazie, Professore.

Agostino Bagnato
Roma, 24 febbraio 2022

I Vigili del fuoco sono al lavoro a Kiev per contenere i danni dei bombardamenti


Oltre alle vittime tra i civili e i militari, si teme per le bellezze architettoniche di Kiev


A Mosca intanto sembra proseguire la normale vita di tutti i giorni. Qui sopra la ginnastica di cittadini in un parco (foto Francesco Tamburrino)

 

Questo sito web fa uso di cookie tecnici 'di sessione', persistenti e di Terze Parti. Non fa uso di cookie di profilazione. Proseguendo con la navigazione intendi aver accettato l'uso di questi cookie. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

  I accept cookies from this site.
EU Cookie Directive Module Information