di Agostino Bagnato

Il viaggio in Palestina e segnatamente a Gerusalemme è l’occasione irrinunciabile ed emozionante per visitare le località dove sono nate le tre religioni monoteiste rivelate della storia. La visita di cui alcuni componenti della Comunità di S. Mauro abate, tra cui Anna Corsi che ha realizzato un vero e proprio réportage fotografico, e il racconto appassionato e documentato che è stato fatto del lungo viaggio, sono stati il pretesto per ripercorrere la storia di quei territori e scrivere questa breve nota, dedicandola meritatamente proprio ad Anna.

FASCINO DEL NOME
Gerusalemme. Probabilmente la città più importante e famosa della storia. Qualcuno dirà che Roma è la città più strategica e significativa dell’antichità; altri potrebbe sostenere che Atene rappresenta il faro della civiltà occidentale, la culla della filosofia e dell’arte; il Mediterraneo ha ospitato la civiltà egizia, fenicia e cartaginese, ugualmente importanti. Ma nessuna ha la complessità ideale e la completezza spirituale di Gerusalemme.
Da qui la sua straordinaria rilevanza nella storia dell’umanità, in quanto la città è culla e sede delle tre religioni più importanti dell’Occidente e del Medio Oriente: ebraismo, cristianesimo, islamismo sono le tre grandi religioni rivelate dell’umanità e la loro essenza primigenia è tra le rocce e le mura di quella terra e di quella città.


Anna Corsi, sullo sfondo veduta di Gerusalemme

Come è potuto succedere che un’arcaica città al centro di un territorio miracolosamente fertile e dotato di acqua nella valle del fiume Giordano, fondata attorno al Tremila a.C., probabilmente da popolazioni della Cananea, sia diventata così importante nella storia del Mediterraneo e del Medio Oriente mesopotamico? Intanto il significato del nome, ancora non del tutto attribuito: una tavoletta egizia del II millennio riporta la parola Rushalim che deriva dall’antica lingua cananea Urusalimi, a cui è attribuito il significato di «altura della pace», da ur, altura, e shlm, pace. Bisogna ricordare che nell’antica regione di Cananea esistevano diverse città stato, alla stessa stregua di quelle greche. Una di queste sorgeva sul monte Sion ed il dio che veniva adorato era chiamato Shalem, la cui origine è sicuramente siriaca, da cui prende corpo Shalom, pace in ebraico e Salam in arabo. Bastano queste sommarie notazioni per capire il profondo intreccio tra popolazioni, costumi, divinità, linguaggi esistenti nella Palestina arcaica. Per cui, il significato di Gerusalemme è quanto mai legato alla storia di questi territori e ancora oggi la loro aura è tutta di sacralità e di divinità. Anche questo è uno degli aspetti più affascinanti di Gerusalemme.  

Dopo il ritorno del popolo ebraico dalla prigionia del Faraone, la città viene ingrandita dai discendenti di Mosè, fino a giungere al primo regno di Israele, da Davide figlio di Ieffe, attorno al 1050 a.C., designato da Saul. Il figlio di Davide, Salomone, edifica un grande Tempio per custodire l’Arca dell’Alleanza. Il racconto storico si trova nel libro dei Profeti del Vecchio Testamento e trova riscontro negli scavi archeologici che sono stati effettuati nel tempo. Così quel territorio acquista una funzione strategica dal punto di vista religioso e di conseguenza anche politico. L’identità del popolo di Israele si definisce e si rafforza e i discendenti delle tribù che si stabiliscono attorno alla città sull’«altura della pace», divengono i destinatari della verità annunciata dai Profeti che ne scrivono e ne tramandano la storia nei molti libri che daranno vita al Vecchio Testamento, a cominciare dal Genesi. Così Gerusalemme è potuta diventare il centro spirituale del mondo antico, con caratteri divini più profondi del mondo siriaco, persiano, greco. La storia si dipana così per mille anni, comprendenti vicende drammatiche come la distruzione da parte di Nabucodonosor, la prigionia sulle rive del fiume Eufrate e il lento ritorno in Patria durato circa quattrocento anni e la ricostruzione del tempio, con il contributo determinante dei Filistei.


La Chiesa della Passione

Ed ecco la nascita dei regni della Giudea e poi la conquista romana, la lotta contro gli occupanti da patte degli zeloti e il proliferare di profeti, tra cui Giovanni che annuncia sulle rive del Giordano, nei pressi della città di Cafarnao, la presenza del figlio di Dio tra i suoi seguaci. Si tratta di suo cugino, di none Gesù, nato a Nazareth di Galilea da Maria della stirpe di Aronne e da Giuseppe della stirpe di Davide. Terra di umili pastori e contadini, artigiani, pescatori, mendicanti, cui non manca la fantasia e l’ardire. Del resto le traversie storiche hanno forgiato questa razza discendente da Abramo e ciascuno si mette in discussione per conseguire un primato di merito nei confronti del Padre, Jeowah, Javéh…


Nella città vecchia

Gesù rivolge la sua forza creativa e visionaria verso la meditazione e la scoperta di nuove interiorità che avvicinino sempre più l’uomo a Dio, il cui regno è lontano, non sulla Terra ma nel Cielo, nello spazio infinito dell’Universo. Tanto basta per porre Gesù di Nazareth in contrasto con il Sinedrio ebraico e quindi con l’autorità giudaica rappresentata da Erode. Quando il rabbi entra in Gerusalemme sulla groppa di un asinello smagrito, in occasione della Pasqua ebraica, Pesach, il venerdì 14 Nisan (aprile) del calendario ebraico,  seguito da una folla di discepoli e curiosi, il Grande Sacerdote lo accusa di eresia perché osa proclamarsi re dei Giudei in senso spirituale, protestando che il suo regno non è di questo mondo. Gesù viene consegnato nelle mani dei Romani e dopo un sommario processo, condotto da uno svogliato Ponzio Pilato, viene crocifisso sul monte Calvario, unitamente a due ladroni. Il suo supplizio diviene uno dei punti di svolta della storia dell’umanità.
Il Messia, come viene chiamato dai discepoli e dai seguaci, aveva trascorso la notte precedente, dopo la cena secondo la tradizione dei padri con tutti i discepoli, nel giardino di Getsemani dove i soldati di Roma lo catturano e lo conducono davanti a Pilato, dopo averlo frustato e incoronato con un serto di spini in segno di scherno. Il massimo dell’umiliazione, secondo i soldati dell’imperatore Tiberio che operano per mandato di re Erode.


Il palazzo di Erode

LA FORZA DELLA GEOGRAFIA
La Galilea, la Samaria e la Giudea, il mare di Genazareth che tutti chiamano lago di Tiberiade, l’alta valle del Giordano custodiscono i luoghi più importanti della vita, della formazione religiosa e della predicazione di Gesù, ma è la città di Gerusalemme che vive la passione e la morte di Gesù, conservando i luoghi più significativi della tragedia di un Uomo che ha segnato profondamente la storia dell’umanità, non soltanto in senso spirituale. Le conseguenze della predicazione del Messia e della sua dottrina, diffusa dai discepoli subito dopo la sua morte, durano ancora oggi e connotano il nostri tempo. Questi luoghi, nonostante la distruzione di Gerusalemme da parte dell’imperatore  Adriano, sono stati conservati gelosamente e mantenuti nei lunghi secoli dell’occupazione bizantina, araba e turca e sono ancora lì, miracolosamente, sede di culto, pellegrinaggio, preghiera, luoghi sacri quanto di più non potrebbero esistere.
Ovviamente, i luoghi più sacri sono Betlemme dove Gesù è nato nella celebre mangiatoia, onorato dai pastori, dagli umili e poi dai re tra i più sapienti del mondo, Gaspare, Baldassarre, Melchiorre; il Golgota luogo del martirio mediante crocifissione secondo l’uso romano di eseguire le condanne a morte; il sepolcro dove sarebbe stato deposto il corpo e dove sarebbe avvenuta la resurrezione, annunciata dallo stesso Gesù a Maria di Magdala e alle altre pie donne. Nelle suddette località fin dal primo Medio evo sono sorte le rispettive basiliche della Natività, della Crocifissione e della sepoltura, noto come Santo Sepolcro e della Resurrezione.


La via del Golgota e a destra il luogo di flagellazione di Cristo

Maria di Nazareth è stata accanto al figlio Gesù fin dai primi giorni della predicazione e poi nei tre anni successivi, fino al martirio, avendo nelle donne che hanno seguito il Profeta le compagne fedeli e amate. Maria è stata ai piedi della croce sul monte Calvario ed ha accolto tra le braccia il corpo del Figlio accompagnandolo fino al sepolcro. Dopo l’Ascensione ha seguito gli apostoli nella diffusione della parola del Signore tra le prime piccole comunità che hanno cominciato a chiamarsi «cristiane», accompagnata dal giovanissimo apostolo Giovanni. Non ci sono molte notizie sul percorso seguito da Maria: le uniche tracce sono negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere che sono state scritte da S. Paolo. Secondo la tradizione cristologica, Maria non sarebbe morta, ma si sarebbe addormentata nei pressi di Gerusalemme  nell’anno 34, e ascesa al cielo dove siede alla destra del Figlio, che l’ha incoronata beata e santa, aprendo la strada al culto della Vergine che si è andato rafforzando e diffondendo lungo l’arco di Duemila anni, fino al dogma dell’Ascensione del 1950. La cattedrale della Dormizione sorge sul monte Sinai dove, secondo alcuni testi antichi, si sarebbe addormentata nel sonno eterno, da cui il nome di Dormizione della Vergine. Secondo altri l’evento sarebbe avvenuto a Cedron, nei pressi dell’orto di Getsemani dove è avvenuto l’arresto di Gesù dopo il tradimento di Giuda Iscariota, mentre altri ancora sostengono che sarebbe vissuta a lungo e l’atto della Dormizione sarebbe avvenuto a Efeso in età imprecisata, alla presenza dell’evangelista Giovanni a cui Gesù l’avrebbe affidata. Probabilmente questa versione potrebbe essere legata alla presenza di una estesa comunità di cristiani, visitata anche dall’apostolo Paolo prima del suo viaggio a Roma.

LA STORIA NEL CORANO
La presenza di Maria della stirpe di Aronne è storicamente rilevante, in quanto il matrimonio con Giuseppe della stirpe di Davide, rinsalda il legame tra i discendenti di Abramo e porta all’unità del popolo ebraico principalmente nei regni della Giudea. Ma l’altro aspetto rilevante è legato alla presenza di Maryam nel culto islamico, in quanto nelle visioni di Maometto, la fanciulla di Galilea assume i caratteri della bellezza e della purezza femminili, la donna più importante dell’antichità. Di conseguenza Gerusalemme diventa, al pari della Mecca che ospita la tomba del Profeta, uno dei luoghi identitari e sacri  della religione monoteista legata alla figura di Allah.
Il Corano accetta la discendenza di Maryam dal capostipite Abramo, anche se l’assegna alla stirpe di Davide. Non sono un biblista né tanto meno un orientalista, pertanto non so dire se si tratta di una interpretazione errata da parte di Maometto, in quanto la Vergine di Nazareth discende dalla stirpe aronnitide, ma è più probabile che nella lettura islamica vi sia una ragione più profonda che non può essere colta da chi non conosce a fondo quel mondo. Per l’Islam, Allah è uno, totalmente trascendente e non si incarna in nessun essere umano. Ecco perché la sua immagine non può essere riprodotta, perché nessuno può essere simile al Dio unico dell’universo. Il Corano riconosce la figura di Gesù, ma non in quanto Dio, quanto secondo uomo; nello stesso tempo lo accetta  come il profeta più importante della Rivelazione, ma dopo Maometto. Diverso è il discorso per Maryam. Nel Corano è considerata come la donna più eccellete mai esistita, persino più di Asya, la madre di Kadija, la prima moglie di Maometto e di Fatima unica figlia. L’Annunciazione è riconosciuta come valore, in quanto da Maryam nasce il Profeta Gesù concepito senza peccato. Pertanto, l’Annunciazione è una manifestazione della potenza di Allah. Per questo la Madre si addormenta in un sonno eterno e viene trasportata in Cielo, proprio perché è senza peccato.
Di conseguenza, per l’Islam Gerusalemme non può essere soltanto ebraica e cristiana, ma per queste ragioni sommariamente ricordate è anche sacra per l’islamismo. Secondo il Corano, Allah chiese al popolo ebraico di proteggere Gerusalemme, dopo avere visitato nel 621 la città risorta dalle rovine della distruzione inferta da Tito e da Adriano, e considerò la moschea di Al Aqsa il centro della spiritualità occidentale e la consacrò a questa missione, chiese agli altri profeti di riconoscerla e quando morì, salì al cielo alla stessa maniera di Gesù. Gerusalemme era stata conquistata dai persiani dopo la rivolta ebraica contro i bizantini nel 614 e da questa data inizia il rapido processo di islamizzazione della Palestina e di tutto il bacino mesopotamico. La presenza di Maometto è chiaro che assume valore simbolico, sicché nel 637 il califfo Umar al Khatteb riesce senza eccessiva difficoltà a conquistare la città sacra. Nel frattempo anche l’Impero persiano subisce il fascino della nuova rivelazione e in poco tempo tutti i popoli assoggettati si convertono all’Islam. E’ la realtà che conosciamo storicamente e che esiste ancora oggi.


Uno scorcio dell'orto di Getsemani e a destra il Santo Sepolcro

Invece Maryam non si sa esattamente dove sia morta: secondo alcuni visse soltanto un anno dopo la crocifissione del Figlio, assistita da Giovanni, presumibilmente a Gerusalemme; secondo altri sarebbe vissuta a lungo visitando le numerose comunità cristiane che erano intanto sorte e nella città di Efeso si sarebbe addormentata nel sonno eterno.
La Dormizione è la testimonianza teologale, trasferita in memorabili raffigurazioni artistiche nelle chiese bizantine e poi in quelle ortodosse del mondo slavo. La Chiesa di Roma ha discusso a lungo sulla morte e la resurrezione di Maryam, riconoscendo il valore della Dormizione. Tuttavia, la storia dell’arte sacra di derivazione romana non è ricca di raffigurazioni della Dormizione, proprio perché non era formalmente riconosciuta dalla gerarchia cattolica. Sarebbero passati molti secoli prima che il culto mariano prendesse rilievo nella liturgia, dopo l’apparizione della Vergine Maria a Lourdes in Francia e quella di Fatima in Portogallo. Ma soltanto nel 1950 il dogma di Pio XII ha negato la morte naturale e definito il suo sonno eterno e la salita al cielo, dove siede a fianco del Figlio che l’ha incoronata Regina Coeli, secondo la versione bizantina.
La definitiva conquista araba dell’Asia minore, la costruzione di numerose moschee e delle prime scuole coraniche, l’eredità dell’ellenismo non abbattono totalmente la tolleranza verso le precedenti religioni. Le crociate, a cominciare dalla prima, definita «crociata dei poveri», provocherà gravi tensioni. Soprattutto la crociata guidata da Goffredo di Buglione e con la partecipazioni di molti paesi cristiani, accentua le ostilità per la violenza reciproca e la spirito di rapina che animò i sovrani europei. Quella avventura ebbe conseguenze diffuse anche per il Mezzogiorno d’Italia, portando all’insediamento in Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata e Campania della dinastia normanna degli Altavilla, cui seguirà quella Sveva. Sono stati anni di aspre lotte dinastiche e di feroci scontri con il Papa, di cui l’intero periodo storico è ricco di testimonianze ancora oggi, tra castelli, dimore reali, opere d’ingegno e di esempio civico. Basti ricordare che l’Università di Napoli, una delle più antiche d’Italia, è stata fondata dall’imperatore Federico II di Svevia, di cui porta gloriosamente il nome.

LA BUONA NOVELLA NELLA ROMA IMPERIALE
E Roma? Le prime comunità cristiane sono costituite tra gli ebrei presenti nella capitale dell’Impero da molti decenni, in particolare come conseguenza di scambi commerciali e attività mercantili dopo la fine delle guerre puniche. Dopo la morte di Gesù, giungono a Roma sotto il regno di Nerone, prima Simone di Cafarnao detto Pietro e poi Saulo di Tarso, conosciuto come Paolo. Sono i principali protagonisti della nascita del Cristianesimo a Roma. Quando Paolo pronuncia la formula dell’ecumenismo cristiano, cioè della Buona Novella rivolta a tutta l’umanità e non soltanto ai discendenti di Davide,  tra i Gentili si diffonde velocemente la nuova dottrina, favorita dalla presenza di numerosi schiavi per i quali la liberazione, anche se nel Regno dei cieli, appare un grande sogno. Dopo il martirio di Pietro e Paolo, la figura di Gesù, che comincia ad essere chiamato Cristo, l’unto del Signore, la nuova dottrina si diffonde in tutto l’Impero, fino a quando l’imperatore Costantino ammette il nuovo culto e meno di due secoli dopo l’imperatore Teodosio riconosce il Cristianesimo unica religione tollerata.
Roma diventa così, a tutti gli effetti, il centro della cristianità.

Lo scontro tra cristiani e musulmani per il controllo della fede lontano da Gerusalemme è la conseguenza dei cambiamenti epocali dell’età medievale, con la crescita di nuove potenze dopo il ridimensionamento  dell’impero bizantino in tutta l’area mediorientale, assoggettata da Persiani, Turcomanni e dalle prime comunità slave. Tuttavia, nel Medio Evo continua, pur tra molte difficoltà, il pellegrinaggio  in Terra Santa per visitare i luoghi legati alla vita e al martirio di Gesù. Sorgono così le prime chiese cristiane, particolarmente nei luoghi più significativi, a cominciare dalla chiesa del Santo Sepolcro, corrispondente al luogo dove sarebbe stato sepolto il Messia, ovvero la tomba di Giuseppe di Arimatea, ricco membro del Sinedrio e in segreto seguace di Gesù, l’unico ad essersi opposto alla sua crocifissione. In precedenza il pellegrinaggio consisteva nella visita di Betlemme, alla grotta dove la Vergine Maria avrebbe partorito Gesù.
A Roma il pellegrinaggio, che non si è mai interrotto, aveva principalmente lo scopo di pregare sulla tomba di Pietro, il primo vescovo di Roma, riconosciuto nel tempo come capo della chiesa cristiana, cattolica e apostolica, fino allo scisma dei Firenze del 1054 che separò irrimediabilmente Roma e Costantinopoli, con conseguenze nefaste per tutti i cristiani. E ancora oggi è così, come testimonia la tragedia della guerra tra Russia e Ucraina.

Le Crociate sono state il tentativo di riconquistare Gerusalemme alla cristianità, ma i risultati sono stati scarsi, anzi hanno provocato ulteriori tensioni che dal piano politico si sono trasferite anche su quello religioso, segnando una delle più grandi tragedie tra Occidente e Oriente. Fino alla conquista di Costantinopoli nel 1453 da parte del sultano Maometto II, segnando il definitivo abbandono del sogno crociato, nonostante l’ultimo tentativo di Pio II pochi giorni prima di morire nel 1462. Le armate musulmane dilagarono nei territori balcanici, creando una fitta rete di controllo delle coste adriatiche e tentando, dopo tanti atti di pirateria, di sbarcare sulle coste italiane. Chi non ricorda il feroce pirata Khayr al-Din Barbarossa, noto anche nomi simili deturpati dall’originale, che flagellò le coste adriatiche e tirreniche per molti anni. A quel periodo risale l’assalto al castello di Otranto ed il massacro della popolazione.  Per fortuna, questo tentativo fu arrestato davanti l’isola di Lepanto nel golfo di Patrasso, nel 1571, dall’esercito della Lega Santa voluta dal papa Pio V, al comando di Giovanni d’Austria. Notevole il contributo dell’esercito pontificio comandato da Marcantonio Colonna, duca di Marino.

Gerusalemme continua a vivere la sua storia senza svolgere un ruolo da protagonista, ma è nel cuore e nella coscienza di tutti i cristiani, i musulmani e naturalmente degli ebrei sparsi in ogni angolo del Mediterraneo e dell’Europa settentrionale, divisi tra Sefarditi e Azkenaziti. I turchi ottomani amministrano quel vasto territorio attraverso una  struttura politico-amministrativa che lascia sufficiente autonomia di iniziativa, purché siano rispettate le regole imposte dal Sultano e siano pagati i tributi dovuti alla Celeste Porta. Intanto si rafforza la presenza della diaspora ebraica in Europa, dopo la cacciata dalla Spagna dei discendenti dei primi seguaci di Gesù, insediandosi nelle Fiandre, in Francia, in Germania, in Polonia, nella Russia zarista. I ghetti imposti dal Papa nei territori di stretta osservanza tridentina, a cominciare da quelli dello Stato pontificio, dove sono isolati i discendenti di Davide, diventano luoghi di ricerca di una nuova identità da realizzare nella terra dei Padri. Alla fine del XIX secolo nasce un vasto movimento per il ritorno in Palestina, che prende nome di Sionismo, dalla cittadella di Sion, il cuore dell’antica Gerusalemme. Nascono così i primi insediamenti ebraici in Palestina, mediante l’acquisto di terreni desertici su cui si creano le prime colonie. Il successo del sionismo, oltre che a ragioni ideologiche e religiose, è legato anche ad attività economiche svolto in modo originale, attraverso la nascita dei Kibbuzzim, villaggi fortificati e militarizzati per difendersi dalla crescente ostilità araba, dove la vita è rigorosamente pianificata e assoggettata ad un collettivismo che suscita l’interesse di  molti osservatori e studiosi. Migliaia di ebrei accorrono in Palestina da tutto il mondo, potenziando la presenza del Kibbuz come elemento identitario e diffondendone l’esempio sociale. E’ la prima forma di socialismo nel Medio Oriente. Nel 1917 Gerusalemme viene liberata dall’esercito inglese e il Patriarca ortodosso, il Rabbino capo e l’Imam accolgono i liberatori tra scene di giubilo della popolazione. Un raro filmato d’epoca mostra l’ingresso a cavallo del generale Edmund Allenby  davanti la porta di Hebron.

Gerusalemme risorge rapidamente, grazie agli investimenti che i coloni ebraici sono in grado di sostenere, anche per gli aiuti che le comunità di tutto il mondo inviano in Israele. Gli inglesi governano la Palestina con relativa liberalità, sicché il movimento sionista di rafforza e comincia a rivendicare una sua presenza e partecipazione alle decisioni, alla stessa stregua delle popolazioni arabe. Il carattere inter religioso viene mantenuto e per certi aspetti rafforzato. Molti guardano all’esperienza tedesca con interesse e l’incontro con Adolf Hitler di alcune comunità arabe fa pensare ad un possibile sostegno germanico per allontanare gli ebrei dalla Palestina e di conseguenza degli stessi inglesi. Per fortuna non se ne fece nulla, ma il prezzo terribile fu pagato dagli ebrei con la Shoah, l’olocausto, ovvero il genocidio sistematico del popolo semitico, costato circa sei milioni di morti nei campi di sterminio nell’Europa occupata dai nazifascisti.
Il nazionalismo ebraico prende corpo alla fine della Seconda guerra mondiale, con la nascita di un esercito clandestino che lotta contro gli inglesi per ottenere l’indipendenza del nuovo stato che i loro capi, Ben Gurion e Golda Meyr, chiamano di Israele. E’ l’inizio del terribile conflitto tra arabo-palestinesi e israeliani, tuttora in corso e del quale non si riesce a vedere la fine. Ma il carattere sacro della città viene preservato, anzi rivendicato, pur in presenze di forzature da una parte e dall’altra. Quella più evidente riguarda la proclamazione di Gerusalemme capitale di Israele, sottraendo così l’aura originaria di sacralità per tutti. La guerra dei «sei giorni» nel 1967, consegnò la divisione della città: quella vecchia  assegnata ai palestinesi della Cisgiordania annessa al nuovo stato, e quella nuova a Israele.


Carria armati israeliani durante la guerra dei sei giorni del 1967

Una storia tormentata, purtroppo attraversata da terribili vicende di terrorismo e di morte, di cui non si vede la conclusione, nonostante muri eretti non fanno altro che accrescere la divisione e l’odio. Eppure, nonostante tutto, Gerusalemme è ancora lì, sulla collina di Sion dove il tempio di Salomone domina con le rovine delle sue mura e sulla spianata la moschea di Al Aqsa che, con la sua immensa cupola dorata, sovrasta il panorama della città. Sono i simboli delle due religioni più diffuse. Quella legata alla predicazione di Gesù, discendente da Davide per parte di padre e da Aronne per parte di madre, si manifesta attraversa le meravigliose chiese, ricche di suggestioni storiche, religiose e spirituali. Da questa città magica si dipartono le strade che portano in Samaria e in Galilea, a quella Nazareth dove tutto ha origine, mentre a sud-ovest scende a Betlemme per condurre alla mangiatoia della Natività.


Attraversando il Paese, sullo sfondo il Mar morto

PERCHE’ UN PELLEGRINAGGIO STORICO-RELIGIOSO
Difficile enumerare i luoghi legati al Cristianesimo, perché ogni pietra della Palestina parla di Gesù e della sua missione evangelica, delle sue predicazioni, della miracolosa apparizione in ogni dove producendo a sua volta miracoli che i Vangeli tramandano con precisione e con narrazione di grande efficacia.
Visitare Israele oggi significa immergersi nella storia della Palestina e del suo popolo che il Vecchio Testamento ha trasmesso nella sua quasi interezza e nella vita di Gesù tramandata dagli Evangelisti. Per questo ogni singolo aspetto di questo territorio racconta una storia che a sua volta rimanda ad altre vicende, narrazioni, suggestioni, visioni. Nessun angolo del Pianeta raccoglie e racchiude in poche migliaia di chilometri quadrati una vicenda temporale e spirituale così suggestiva. Attraversare oggi lo stato di Israele, con le enormi contraddizioni provocate dalla storia degli uomini, restituisce valore al tempo che passa e alle trasformazioni che produce. Intanto la tragica divisione di due popoli, ebreo e arabo, costretti a vivere uno accanto all’altro ma divisi da ostilità continuamente alimentate dalla follia dell’uomo moderno, dimenticando totalmente l’insegnamento dei Profeti e del Messia, a qualsiasi rivelazione appartengano. Il dedalo spaventoso di muri di cemento armato invalicabili, i pochi transiti tra le zone di qua e di là di un singolo tratto di mura, vigilati da schieramenti di polizia e postazioni armate, i controlli severissimi per ragioni di sicurezza imposti dalla lotta al terrorismo, sono una offesa alla storia e alla spiritualità che quei luoghi raccontano. L’animo intristisce  nell’assistere a scene di sopraffazione e di violenza degli uni contro gli altri, pensando a cosa ha potuto generare tanto odio tra fratelli. Poi, inizia il cammino di conoscenza e di preghiera: l’animo si distende e prende lentamente sopravvento il messaggio biblico ed evangelico, compresa la dimensione islamica che finisce con il dominare la stessa Gerusalemme con la grande moschea di Al Aqsa. Nella Galilea, dove tutto inizia circa Duemila anni fa, al tempo di Erode il Grande, i luoghi della giovinezza di Maria e della serena fatica di Giuseppe, l’Annunciazione profetizzata da Daniele, l’infanzia di Gesù al ritorno dall’Egitto e poi l’inizio della predicazione tra i pescatori, i pastori, gli artigiani e i mercanti del deserto attorno al mare di Galilea e al fiume Giordano: tutto ha una dimensione poetica, idilliaca, sospesa nel tempo per la lontananza dal fragore delle grandi città e dei porti sul mare lungo le coste della Fenicia.


Il Muro del Pianto

Attraverso la Samaria, tappa dopo tappa tra le impurità di quel popolo attribuite dai Giudei, compresa la meravigliosa scena del pozzo dove la fanciulla di Samaria offre da bere al viandante Gesù, si giunge alle porte di Gerusalemme.
Ecco: la città del destino e della liberazione dell’uomo. Quante cose racconta questo nome ad un cuore ebraico, cristiano e musulmano… Difficile enumerarle tutte.

Roma, 20 novembre 2022

Questo sito web fa uso di cookie tecnici 'di sessione', persistenti e di Terze Parti. Non fa uso di cookie di profilazione. Proseguendo con la navigazione intendi aver accettato l'uso di questi cookie. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

  I accept cookies from this site.
EU Cookie Directive Module Information