di Lucrezia Rubini
Il romanzo storico “Vulca di Veio’ di Agostino Bagnato, costituisce un unicum nel suo genere. Non è il primo romanzo che scrive Agostino Bagnato, non è il suo primo romanzo storico, ma è il suo primo romanzo storico ambientato in un tempo, quello della civiltà etrusca, così lontano, precisamente nella città di Veio nel VI secolo a.C.
Anche in questo romanzo Agostino Bagnato racconta la storia in modo immaginario, ovvero, pur conservando una struttura storica scientifica e, in questo caso, seriamente informata, allo stesso tempo egli ricostruisce elementi specifici che la storia non ci può restituire: si tratta non soltanto dei particolari relativi alla quotidianità, agli atteggiamenti, ai movimenti specifici, ma è soprattutto il fattore umano, ovvero le parole specifiche, i rapporti affettivi e amicali intessuta tra i personaggi, che Bagnato riesce a rendere vivi; questa complessa struttura, non solo rende quei fatti storici, nudi e crudi, più verosimili, ma soprattutto rende quelle persone simili a noi, vicine a noi, nostri contemporanei. Come nell’assistere ad una danza classica, godiamo dell’armonia dei movimenti e li percepiamo come leggeri e naturali, senza avvertire la fatica, il lavoro, il tempo che quel risultato ha richiesto, allo stesso modo la lettura di questo romanzo risulta avvincente, coinvolgente, senza farci avvertire il lavoro di ricerca, l’abilità narrativa, la costruzione coerente del racconto messi in atto da Bagnato, che in questa sede ha dato il meglio di sé come scrittore, storico, narratore, giornalista: competenze, tutte, di lunga esperienza.
Dunque, noi lettori, siamo catapultati nel mondo surreale eppure del tutto verosimile in cui viene catapultato il protagonista stesso, con fortissimi meccanismi di immedesimazione. Le vicende di Gregorio - storico dell’arte della Roma odierna, trasportato a Veio - diventano le stesse nostre, tra tumulti, rivolgimenti politici, crudeltà, guerre.
Il monito che attraversa tutto il racconto è che purtroppo l’uomo non è mai cambiato, che le rivalità politiche per il raggiungimento del potere portano alla distruzione delle civiltà, ovvero di quanto l’uomo stesso aveva costruito in tempo di pace – in questo caso i Romani, capeggiati da Furio Camillo, distruggeranno la città di Veio e con essa la civiltà etrusca.
Infine, il tema dominante e il tessuto connettivo di tutto il racconto è da individuare, a mio modo di vedere, dall’amicizia tra Gregorio e Vulca, altro valore salvifico universale e connaturato agli uomini di tutti i tempi.