di Lucrezia Rubini

Se l’attività di Agostino Bagnato, giornalista, scrittore, storico, narratore, politologo, promotore di eventi culturali, collezionista d’arte, editore, è indefessa e alacre da oltre trent’anni, da almeno tre anni è diventata febbrile.


la copertina di Rinascimento nascosto, a seguire altre immagini tratte dal libro. Tutte realizzate con l'ausilio dell'IA.

Se con “A un passo dal buio” e “Il volo della fenice”, pubblicati rispettivamente nel 2024 e nel 2025, ha attraversato la sua esperienza patologica degli ultimi anni, traendone nuova linfa, nuovo pathos, nuovi percorsi di riscatto, regalandoci nuovi orizzonti della narrativa, inediti e sorprendenti, con “Vulca di Veio” e “Rinascimento nascosto”,  pubblicati rispettivamente a febbraio ed aprile 2026 – e rumors mi suggeriscono che sia imminente un'altra pubblicazione –,  Agostino Bagnato ha indagato il tema del racconto storico romanzato, con un approccio, a mio modo di vedere, tanto originale, da farne un unicum nell’ambito di questo genere.
L’elemento dirimente, a mio avviso, risiede nel “fattore umano”, nel riuscire a restituirci i rapporti di amicizia, di solidarietà, di stima - nel caso della trama di quest’ultimo libro si tratta di amicizia fra artisti -, che sono valori universali e atemporali, profondamente vissuti dall’autore stesso.
In ciò possiamo leggere due messaggi profondi, validi per l’umanità: il primo è che le dinamiche della cultura e dell’arte si sviluppano non soltanto attraverso i catalizzatori storici, ma soprattutto attraverso i rapporti umani; il secondo è che non siamo soli, che non dobbiamo essere soli nel nostro percorso di ricerca e di costruzione di un lascito culturale che dovrebbe costituire il dovere di ogni essere umano e, infine, che la solidarietà può ancora salvarci dalle scelte scellerate guerrafondaie di tutti i tempi.



Il libro, come possiamo apprendere in quarta di copertina, affronta “il periodo fra il 1495 e il 1530, uno dei più densi e trasformativi della storia europea, caratterizzato dalle Guerre d’Italia, l’apice del Rinascimento, l’inizio dell’Età delle Esplorazioni e la rottura religiosa della Riforma Protestante, visto attraverso gli occhi e le voci dei protagonisti”, ma poi, nel racconto, siamo accompagnati in una trama fitta e coinvolgente, in cui la storia fa solo da sfondo ad un paesaggio dei sentimenti, in cui i protagonisti, spinti in primo piano, diventano contemporanei.
La trama si dipana su due fronti separati e paralleli, che rendono fluida la lettura, per le figure potenti di Leonardo e di Dürer e sulle loro ricerche artistiche; in particolare l’attenzione dell’autore indaga la realizzazione rispettivamente di Monna Lisa e Matilde, da parte dei due grandi interpreti del Rinascimento.
Riguardo alla solidarietà e alla stima tra colleghi, è significativo l’incontro a Venezia, fra il 1504 e il 1505, che Bagnato immagina, in una bottega vicino al Fondaco dei tedeschi, dove Albrecht Dürer doveva lavorare, con Jacopo Palma, Andrea Mantegna, Giorgione, Cima da Conegliano e Alvise Vivarini, come se fossero un gruppo di amici che si fosse dato appuntamento in un bar, riuscendo con questo stratagemma a condensare in un’unica scena alcuni dei maggiori rappresentanti del Rinascimento.
Tra le corde dell’animo umano che Bagnato riesce a far vibrare, mi ha colpita la descrizione del rapporto di Dürer con la moglie, che l’autore affronta senza mezzi termini, lì dove l’artista, per l’ennesima volta, parte per Colmar, malgrado la peste, sia per seguire il suo desiderio di sperimentare e studiare, sia perché “La peste era un pretesto per sfuggire ai suoi doveri coniugali, come gli capitava sempre più spesso”: qui Bagnato ha avuto il coraggio di indagare anche quel mondo complesso che può essere un rapporto coniugale, tematica scottante e di grande attualità.



Infine, negli ultimi capitoli, si sussegue la descrizione di guerre violentissime, in cui sembra di ascoltare la cronaca di un giornale dei nostri giorni: l’ammonimento è che purtroppo la storia si ripete e che gli uomini non sanno imparare da essa; in particolare, sulla guerra di Pavia del 1525 tra Francesi e Spagnoli, l’autore fa pronosticare al protagonista: “Da oggi in avanti le guerre non saranno più le stesse”; a questa guerra segue il Sacco di Roma del 1527



e il racconto si chiude con la morte del protagonista, in una scena commovente, in cui il tema del sodalizio viene suggellata per sempre nei nostri cuori di lettori. 

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