Olga Polischchuk tra realtà presente e concrete  aspirazioni, senza nostalgia

intervista di Agostino Bagnato

Milano ospita da molti anni una ancor giovane artista di origini russe. Per gli acquerellisti Olga Polichchouk non ha bisogno di presentazioni, perché il suo magistero creativo ha raggiunto livelli notevoli, sia nella tecnica compositiva che nella scelta delle forme e dei colori. Predominano gli elementi della tradizione pittorica basata sull’osservazione della realtà e la sua trasfigurazione, anche impiegando tinte e sfumature che accendono la fantasia e il sogno.
Ma anche nella pittura a olio l’artista esprime la sua piena personalità, primeggiando in un figurativo lirico e onirico, dove tutto ciò che è reale diventa simbolo per magia. Una pittura magica, potrebbe definirsi il complesso percorso di Olga Polichchouk.
Gentile, affabile, disponibile al dialogo e al confronto, condurre una intervista con questa artista è una lezione che spazia sul mondo artistico contemporaneo e sugli appigli della fantasia per restare sempre con i piedi per terra. L’artista e la donna si raccontano, dialogando con le loro natura, senza filtri e infingimenti, con una naturalezza che lascia ammirati. Questa franchezza è proprio ciò che si coglie nel primo impatto con la sua pittura. E questa immediatezza non può che riempire l’animo di gioia.
L’Italia le deve essere grata per essere stata scelta come seconda patria da parte di un’artista virtuosa e poliedrica. Dalla Leningrado russo-sovietica alla Milano industriale il passo è stato lungo, ma le basi culturali maturate nella città santa di Pietro che è stata testimone della storia dell’Europa negli ultimi trecento anni hanno potuto piantarsi sulla solidità dell’Illuminismo e pensiero liberale, democratico e  popolare.
La rivista
l’albatros è orgogliosa di raccogliere questa testimonianza che arricchisce la conoscenza sull’arte di questo inizio di Millennio. Per questo ringrazia la donna e l’artista con profondo sentimento. 


A sinistra,
Leone. A destra Presentazione di primavera. Recenti acquarelli di Olga Polichchouk

Signora, quando ha deciso di venire in Italia per svolgere la sua attività pittorica?
Negli anni '80 è iniziata la distruzione economica della pianificazione unica (ГосПлан) e del budget unico dell'Unione Sovietica. Il paese delle repubbliche socialiste dell'Unione è giunto al caos economico a causa di certi elementi che volevano restaurare il capitalismo attraverso un mercato libero. Naturalmente, come la maggior parte delle persone, non ci ho capito assolutamente niente. Nel frattempo, il mercato libero sembrava una cosa molto bella che avrebbe potuto stimolare una concorrenza sana. Avremmo dovuto capire che siamo di fronte ad un gravissimo errore storico che ha portato il paese dove siamo adesso.
Allora ho preso uno dei primi passaporti per l'estero che furono consentiti ai semplici cittadini, ho comprato i biglietti sola andata per me e mio figlio, preso 5 quadri, lo zaino con colori ad acquerello, ho detto "Ciao" a tutti i burrascosi avvenimenti politici e ho preso il volo per Milano, il 17 novembre del 1990.

Lei dipinge a olio, oltre che primeggiare nella tecnica dell’acquerello. Chi sono stati i suoi maestri a Pietroburgo?
Ho avuto la passione per dipingere sin dall'età di 13 anni. Ho interrotto le lezioni di musica e danza classica con decisione. Ho trovato una scuola speciale dove, contemporaneamente alla maturità classica, ci si preparava agli esami per l'Accademia Statale Arte Industriale e Design. Ho studiato disegno con Boris Kazakov, Tatiana Gorb, Vladimir Sakun. Valentina Volin e Tamara Smirnova sono state le mie educatrici e guide nel mondo dell'arte. Tamara Fëdorovna Smirnova mi dava ancora consigli fino a poco tempo fa, mi appoggiava. Era un'artista di grande spessore, raffinata. La considero la mia maestra principale. In questi giorni ha lasciato questo mondo all'età di 89 anni. Dopo aver conseguito la laurea in design concettuale presso l'Accademia Statale Stiglitz, ho lavorato presso una struttura chiusa elaborando sistemi automatici, ma ho cercato di uscirne fuori, perché il regime semi-militare turbava la mia indipendenza. Sono stata protagonista di una polemica che è nata nella stampa di Leningrado riguardo ai giovani laureati nelle professioni creative.

Ci può raccontare brevemente l’atmosfera artistica e culturale di Leningrado e poi di Pietroburgo, prima del suo soggiorno italiano?
Nel periodo in cui sono andata via, la vita artistica era bollente. Si organizzavano molte mostre, spettacoli e concerti che prima potevano essere definiti non autorizzati. Sono arrivati in modo informale molti stranieri che arricchiscono la vita culturale. Gli artisti sono stati felici di poter vendere le proprie opere senza essere selezionati dalle commissioni artistiche che non approvavano le opere diverse dal realismo socialista (la linea dominante nell'estetica marxista). Sembrava che fosse arrivato un vento di libertà che spazzava via le vecchie forme e norme.


La madre di Olga Polichchouk espone i quadri della figlia a San Pietroburgo (1989)

Perché ha scelto l’Italia come seconda Patria?
Italia è la terra degli artisti e dei santi. Era un posto migliore dove poteva essere capito e apprezzato  un pittore (pittrice nel mio caso). E pure Rastrelli, Trezzini, Fioravanti e altri grandi artisti italiani hanno educato il nostro occhio e la nostra anima russa. Solo l'Italia poteva essere un punto della Terra così desiderato.

Quali ostacoli ha incontrato in Italia nello svolgimento delle sue attività artistiche? Può descrivere qual è il suo rapporto con il mercato, galleristi, collezionisti, appassionati?
Ho ricominciato la vita da capo: parlare, leggere, scrivere, capire le persone, decifrare la mentalità. Ho cominciato subito a dipingere (ho portato dall'ex Leningrado uno zaino enorme pieno di colori) e ad esporre. La prima mostra è stata inaugurata in pieno centro a Milano, in via della Signora 5. Anche tutti i quadri sono stati venduti e ne sono stata felice ed entusiasta. Purtroppo, questa vendita fortunata ha influenzato la mia decisione di restare in Italia. Mi sono iscritta subito al gruppo storico dei pittori di via Bagutta e ho fatto qualche stagione al Baguttino. Ho conosciuto un pittore, Lino Marzulli, che ha cercato di aiutarmi ad ambientarmi. Tuttavia, non è andato tutto liscio, ci sono state delle incomprensioni a causa delle differenze tra i sistemi e gli obiettivi dell'arte nell’URSS e la pianificazione degli obiettivi generali in Italia, dove invece prevaleva il mercato libero. Ho impiegato anni per capire le differenze. Una cosa mi ha colpito come un martello in testa: qui non è sufficiente essere solo bravi, ma è anche necessario sempre pagare.

Con quali artisti russi mantiene ancora rapporti? Ci sono alcuni riferimenti particolari nel campo della pittura, della scultura e della grafica?
Attualmente seguo molti artisti russi. Molti di loro sono miei amici di scuola, dell'Accademia. Hanno fatto la loro vita in diverse parti del mondo, come gli Stati Uniti, Canada, Israele, Germania e altri posti. Mio figlio, insieme alla sua famiglia, è un artista e ha la sua galleria d'arte a San Pietroburgo. Si chiama Filipp Kazak e vedo il suo sviluppo come molto sottile. A volte queste osservazioni mi riempiono di tristezza (l'amore per i soldi, il desiderio di vendere). Tuttavia, ci sono artisti di diverse parti del mondo che fanno la loro arte in modo sincero e pulito e mi piace vedere le loro opere.


A sinistra, Gatto infreddolito. A destra Natura morta. Altre opere recenti (acquarelli) di Olga Polichchouk

Quali artisti italiani sono un suo punto di riferimento? È soddisfatta delle relazioni con i colleghi italiani e delle collaborazioni in campo espositivo?
Comunque, la mia vita si è spostata decisamente in Italia. Sono molto affezionata all'AIA, l'Associazione degli Acquerellisti Italiani. C'è un grande progresso e miglioramento della loro ricerca professionale. Sono molto entusiasta dell'arte dell'acquerello: l’AIA è riuscita a riportare questa sofisticata tecnica al livello di una vera pittura. La prossima mostra sarà inaugurata a giugno al Museo d'Arte Moderna Mario Rimoldi a Cortina d'Ampezzo e durerà fino ad ottobre. Seguo anche gli artisti della Permanente di Milano e da molti anni partecipo alle iniziative dell’UCAI.
Attualmente espongo alla mostra “La Gioia dell’ascolto" al Centro Culturale Milano (CMC) con il relativo catalogo. È stata una bella esperienza di incontro di stili e varie tecniche in un unico concetto.

Lei ha un rapporto con la realtà circostante molto forte, fondato sull’armonia generale ma anche sui dettagli. Il tutto crea un reticolo fantastico, anche quando si tratta di fiori, frutta, piante, animali dando la dimensione della sua sensibilità. La trasparenza e la brillantezza pastosa del suo segno dimostrano una capacità notevolissima, tale da escludere ripensamenti e rifacimenti. Come è pervenuta a questa sintesi?
Nella mia arte i principi che mi hanno insegnato da piccola sono: amare la natura e osservarla con attenzione, educare l'occhio e lavorare sempre, essere critica con sé stessa. Possiamo esprimere il pensiero che è rivolto all'eternità tramite un disegno di una conchiglia o una foglia.
Per i prossimi tempi vorrei scoprire meglio l'Italia, visitando posti in cui non sono ancora stata. Sono stata selezionata ai progetti "Fabriano in Acquerello", "Urbino in Acquerello" ed altri ancora per scoprire luoghi bellissimi e avere l'opportunità di fare estemporanee, dimostrazioni ed instaurare amicizie con i colleghi. Naturalmente, aspetto con impazienza il viaggio a Cortina d'Ampezzo. A breve, devo preparare gli attrezzi per l’en plein air.


Delizie da Esselunga (2023)

Quali sono i suoi programmi per il futuro? Pensa di tornare in Russia?
In Russia non tornerò perché ho capito che un piccolo gruppo di persone ha ingannato e derubato milioni di concittadini, quindi non ho più niente a che fare con quel sistema. Dovrei fare un viaggio solo per pagare le bollette dell'acqua e del gas che non consumo e incollare la foto sulla tomba di mia madre, salutare i nonni e bisnonni che, per fortuna, non assistono ai disastri attuali. Non ho dei rancori, mi sento un libero viaggiatore.

Grazie e auguri per la sua attività e la sua vita.

Roma, 21 febbraio 2023


Primavera. Acquarello di Olga Polichchouk (1990)

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