di Agostino Bagnato

“Non riesco a smettere di dipingere” dice Salvatore Miglietta, con voce decisa, anche se le condizioni di salute non sono eccellenti. “Vorrei creare una sorta di testamento compiuto del mio lungo percorso creativo. Mentre sono impegnato a curare questa malattia che mi perseguita, anche se con difficoltà vado avanti. Ogni occasione è buona per continuare ad adoperare i colori e i pennelli. Mi stanco facilmente, ma riprendo appena riesco a riposare”.



Così, prende corpo questa ultima presenza, quasi un riassunto del lungo cammino iniziato all’inizio degli anni Sessanta a Bologna, nello studio di Giorgio Morandi. Un’antologia ragionata, se si vuole, ma dove la libertà e l’inventiva sono i tratti dominanti.
Ci sono i tempi principali della natura creativa del Maestro, dal paesaggio alle scene di vita sociale e del lavoro, fino all’astrattismo e alle opere sacre. Il ritratto è rivisitato con quell’attitudine deformante per cogliere l’aspetto distintivo, fino a rendere l’insieme quasi caricaturale e quindi ancora più pittorico e non fotografico.



Ma è la luce, sempre la luce del Sud che domina la tela. La leggerezza e la trasparenza fanno dei colori sulla tela, stesi da Miglietta con immediatezza e rapidità, senza mai ripensamenti, il dato dominante, assoluto di questa ultima pittura del Maestro. Se si tiene conto delle difficoltà in cui si manifesta la creatività dell’artista, di natura fisico-ambientale con innegabili ripercussioni psicologiche, non si può guardare a questa pittura senza commozione, senza provare un moto di solidarietà umana e di appartenenza spirituale.
Salvatore Miglietta continua con tenacia a lavorare e sicuramente si appresta a scalare qualche altra vetta intravista nel reticolo della sua tecnica superlativa.



Ci sorprenderà ancora. Avendo superato la soglia degli ottanta anni, varcherà sicuramente qualche porta che lo condurrà a lidi nuovi, se non sconosciuti certamente non del tutto percorsi. E sarà ancora una volta una felice coincidenza poter maturare il piacere estetico accanto a quello umano.

Non resta che aspettare le prossime opere.

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