PAOLO RAMUNDO HA PROGETTATO LA PROPRIA ESISTENZA ANCHE PER GLI ALTRI

Quando Paolo Ramundo decise di lasciare lo studio romano di architettura, a metà degli anni Settanta del secolo scorso, per dedicarsi alla terra e fare il contadino, chi lo conosceva bene ha letto questa sua scelta non come capriccio ideologico, dettato dalla suggestione del momento politico e sociale che il Paese stava attraversando, ma come atto di liberazione dal conformismo urbano e borghese, per intraprendere un autentico impegno professionale legato alla difesa del suolo agricolo, aggredito dalla pressione edilizia, e alla creazione di lavoro per produrre beni materiali e ricchezza.
Bisognava credere nel suo progetto che aveva la concretezza delle visioni possibili. E così è stato. Con l’aiuto delle istituzioni locali, dalla Regione Lazio al Comune di Roma, ha creato un’azienda agricola dal nulla, su terreni abbandonati dell’ospedale psichiatrico S. Maria della Pietà, nella periferia nord della città. Attraverso la cooperativa che aveva formato con giovani disoccupati, sempre di estrazione urbana, chiamata Cobragor, ha trasformato nel tempo quei terreni in una realtà produttiva quasi d’avanguardia, tessendo una esperienza produttiva, sociale e culturale che andrebbe studiata, analizzata sui diversi crinali, fatta conoscere al di là del contesto agrario, e replicare dove possibile. E anche questa l’agricoltura dell’oggi e del domani, con pari dignità rispetto alle aziende blasonate da secoli di esperienza e di sfruttamento del lavoro.
L’attività di Paolo Ramundo e della sua cooperativa si è andata connotando di aspetti d’innovazione continua, non soltanto sul piano agronomico, ma come continuo adeguamento della missione originaria. Dall’agricoltura orticola e cerealicola alla formazione professionale, dalla difesa del territorio e del patrimonio storico e culturale all’agriturismo  e alla filiera di produzione biologica: un incessante sperimentare forme di sostenibilità ambientale, senza venire mai meno alla remunerazione del lavoro e del capitale investito. Da ultimo la vocazione sociale, aprendosi ulteriormente al contesto urbano, nello spirito della cooperazione solidale, a dimostrazione che l’agricoltura è per sempre per chi la vuole e la sa praticare.  Musica, cinema, teatro, reading, incontri tematici: un crogiolo di esperienze che ha fatto di questa cooperativa una emozione incessante. Non è romanticismo, come pontificava qualche economista fisiocratico, ma un’attitudine al lavoro, alla fatica, al sudore e anche a qualche delusione, ma sempre rialzandosi e riprendere il giusto commino.
Cobragor è sempre lì. Paolo se ne è andato. Ma resta la sua testimonianza di intelligenza, operosità, onestà, coerenza. Per questo Paolo ha vissuto il suo tempo da vero protagonista. E sarà ricordato in questa città disfatta dall’incompetenza amministrativa e dalla mancanza di un progetto per il futuro. Paolo sarebbe stato in grado di contribuire a disegnare questo vasto orizzonte necessario di città.
                                                                   AgostinoBagnato
Roma, 30 agosto 2021


Paolo Ramundo
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UN PIONIERE DELLE AGRICOLTURE CIVILI

Ciao Paolo, pioniere delle agricolture civili
Chi fa agricoltura sociale deve sapere che tra i pionieri di questa modalità di fare agricoltura merita di essere ricordato Paolo Ramundo, fondatore della Co.Br.Ag.Or. (Cooperativa Braccianti Agricoli Organizzati).
A metà degli anni Settanta, egli guidò l’occupazione dei terreni lasciati incolti di S. Maria della Pietà a Roma e creò posti di lavoro in un ambito nuovo: la ruralità urbana.
Veniva dai movimenti studenteschi del ’68. E fu tra i primi a intuire – anche perché espressione di quelle sensibilità – che un’agricoltura capace di rispondere ai nuovi e inediti bisogni di popolazioni che si erano da poco urbanizzate, costituiva un’opportunità per creare nuove tipologie di servizi culturali, educativi, sociali, sociosanitari, ricreativi, turistici.
Ma non volle differenziarsi dagli agricoltori romani e partecipò attivamente alla fondazione della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) di cui è rimasto sempre un dinamico dirigente.
Paolo ci ha lasciati e la tristezza assale l’animo di quanti, tra noi, hanno avuto la fortuna di conoscerlo.
Quello che Paolo ha fatto per Roma è importante. Se oggi le agricolture civili sono un’infrastruttura essenziale della città lo si deve a persone come lui che hanno dedicato passione e impegno nell’immaginare e costruire mondi nuovi.
Grazie. Non ti dimenticheremo mai.
                                            Alfonzo Pascale


Il libro del 1984 che racconta anche i primi anni della COBRAGOR e dell'esperienza di Paolo Ramundo

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