di Agostino Bagnato
Il 25 luglio 2025 sarà ricordato come uno dei giorni più nefasti per la Calabria, negli ultimi tempi, a causa dei moltissimi incendi che hanno colpito il suo vasto territorio.Non è la prima volta che succede, ma in questa occasione la concomitanza di fattori avversi ha pregiudicato l'esito del fuoco nemico. Molti boschi e macchie di cui è ricca la Regione, aree incolte scoscese e inaccessibilii, zone costiere comprese, nonché terreni coltivati a ulivi e altre piante da frutto, sono state aggredite dal fuoco, complice l'altissima temperatura e un forte vento che soffiava da più direzioni. In Sicilia la temperatura ha superato 50 gradi, livello che non si ricorda a memoria d'uomo.
Nei giorni precedenti parte del territorio di Crotone e del Marchesato, di vaste aree del Cosentino e delle Serre sono state in preda al fuoco, mettendo a dura prova le strutture d'intervento dei Comuni e della Protezione Civile. Si è visto subito che la situazione era difficile, sia per la vastità delle zone colpite che per l'inadeguatezza dei mezzi d'intervento.
Anche il Vibonese, il Poro e la Costa degli Dei sono state investite dal fuoco. Molti centri abitati hanno rischiato di essere avvolte dal fumo e dalle fiamme, anche se per fortuna il peggio è stato evitato.
Il territorio di Caria non è stato risparmiato. La mattina del 25 luglio, una densa colonna di fumo si è formata in località I Petti, allarmando la popolazione al lavoro in campagna e gli abitanti rimasti in paese, compresi numerosi cariesi tornati dai luoghi di residenza per trascorrere le vacanze al mare. Tutto sembrava sotto controllo. Il vento ha cambiato purtroppo direzione e le fiamme si sono diffuse nelle zone circostanti, dal bosco di Patà alle timpe (valloni scoscesi) dalla fiumara Ruffa al versante tirrenico, distruggendo interamente la vegetazione spontanea.
Il sindaco di Drapia Alessandro Porcelli, di cui Caria è la frazione sul Poro, ha prontamente allertato le strutture d'intervento locali e i volontari, ma la situazione è apparsa subito difficile da governare. Il fumo denso che si levava dal fronte del fuoco rendeva acre e irrespirabile l'aria, le fiamme accrescevano il calore e la temperatura elevata rendeva difficile poter lavorare. Molti abitanti si sono chiusi in casa per evitare il fumo. Le automobili sono state spostate in zone più sicure. Nel tardo pomeriggio la situazione è diventata drammatica, perché il fronte del fuoco si sparso in tutte le direzioni, saldandosi con quello delle zone costiere. Alessandro Porcelli e i suoi collaboratori hanno invocato disperatamente l'intervento della Protezione Civile regionale e l'invio di un elicottero antincendio. Purtroppo tutte le unità erano impegnate in altre zone della Calabria investite dal fuoco. È stata una corsa disperata contro il tempo.
Intanto il fronte del fuoco aveva aggredito anche Spilinga, sull'altro versante della fiumara Ruffa e il territorio del Poro, scendendo verso il mare.
Quando il vento è cessato nell'alta notte e i primi interventi adeguati della Protezione Civile sono stati dispiegati, il fuoco è stato posto sotto controllo e le fiamme sono state spente.
Ma è stata una notte da incubo, temendo che il fuoco tornasse, sprigionato dalle ceneri ancora calde. Per fortuna i campi ben coltivati e il borgo ordinat o e ben tenuto, hanno evitato il peggio.
"Il 40% del territorio di Caria è stato purtroppo devastato dal fuoco" ha dichiarato il sindaco Porcelli, rattristato per lo spettacolo desolante, ma nel contempo tirando un respiro di sollievo perché non ci sono stati danni alle abitazioni e alle persone.
La stessa situazione si è presentata nelle altre località, con poche differenze a seconda della dislocazione dell'abitato e della morfologia del suolo.
Purtroppo è ancora vero che molti incendi hanno origine dolosa, in Calabria come altrove, per creare le condizioni favorevoli al disboscamento, porta principale per speculazione edilizia, accanto alla tradizionale ricerca di pascoli facili per il bestiame allo stato brado, pratica in uso sui terreni demaniali.
"QUI È COSÌ"
L'accaduto si presta ad alcune considerazioni. Non è la prima volta che un evento catastrofico investe il Poro, ma un incendio di queste proporzioni non si era verificato da molto tempo. La popolazione ha sempre reagito con prontezza e senso di responsabilità. I Comuni hanno dato vita a strutture di pronto intervento, combattendo un certo fatalismo che si traduce nell'espressione "Qui è sempre stato così".
Purtroppo l'imprevedibilità degli sviluppi di un incendio all'apparenza normale e la concomitanza di altre zone investite dal fuoco hanno reso inadeguato il funzionamento delle strutture d'intervento, aggravando quel fatalismo di cui si è detto.
Ma non è del tutto vero. La reazione della popolazione c'è sempre stata, mista a un senso di rassegnazione.
Quest'ultimo atteggiamento può sembrare prevalente e probabilmente lo è nelle situazioni più naturali, ma la trasformazione sociale e la crescita economica hanno portato a maggiore consapevolezza sulla gestione del bene comune e del patrimonio storico e civile. Il turismo estivo ha dato opportunità di crescita alle famiglie rimaste sul territorio calabrese dopo l'ondata migratoria degli anni Sessanta e mai cessata, anche se nel primo quarto di secolo del nuovo Millennio i centri abitati si erano svuotati, soprattutto nelle zone interne e montane.
Bisognerà riflettere su cosa ha significato quest'ultimo periodo nella storia della Calabria.
La "restanza", come la chiama l'antropologo calabrese Vito Teti, è un impasto di nostalgia, di rimpianto, di ricerca delle radici culturali e della tradizione. La famiglia rurale come punto di riferimento valoriale per continuare a vivere per chi resta. Sapendo che questo rafforzamento dell'identità può portare all'isolamento e alla chiusura del nuovo. Ecco, la Calabria è un esempio di "restanza", con le eccezioni di tante aree di sviluppo che si sono avviate in questi ultimi decenni, dell'agricoltura alla piccola industria, dal turismo alle attività culturali. Soltanto che si tratta di "isole" che ancora non danno la dimensione del fenomeno e sopratutto delle potenzialità. Il tutto a dispetto della criminalità di cui purtroppo sono piene le cronache
Il risveglio socio-economico che si manifestato stato con il turismo estivo, esteso anche ai piccoli centri lungo la costa, con attività commerciali al dettaglio e qualche centro commerciale a ridosso delle zone più popolose, ha dato vitalità alle persone più intraprendenti e attive, spesso appartenenti a famiglie emigrare. Poi sono arrivati i villaggi turistici sul mare e nelle zone montane della Sila, portando occupazione stagionale ma non sviluppo sostenibile. Lo squilibrio tra le stagioni dell'anno non ha favorito l'arresto dell'emigrazione e la stabilità del ritorno. Nel contempo l'immigrazione di lavoratori agricoli stagionali dall'Africa ha creato serie difficoltà di accoglienza, per non parlare d'integrazione.
Tutto ciò è stato favorito dall'assenza o dalla carenza di un piano di sviluppo regionale, per cui gli interventi progettuali degli enti locali e delle imprese private si sono collocati nel vuoto programmatico pubblico.
Molte opere sono state eseguite e sono tuttora in corso, alcune molto valide e di valore ambientale, ma senza la collocazione in un programma generale di sviluppo del territorio. Tuttavia, il coraggio, la determinazione e la tenacia di molte amministrazioni locali e di imprenditori lungimiranti hanno consentito alla Calabria di progredire e di sviluppare attività innovative, dell'agricoltura all'agroalimentare, dell'artigianato produttivo al sistema scolastico e universitario. Anche la cultura ne ha risentito positivamente, come dimostrano restauri architettonici e monumentali, parchi archeologici magnogreci, romani e protocristiani in prevalenza, fino ai castelli normanno-svevi e all'architettura religiosa.
Ecco perché non si comprende l'espressione "Qui è così!" che rinvia a quel fatalismo di maniera che va comunque combattutto con i fatti. Ha ragione il sociologo Ettore Ianì quando afferma che questo costume costume rientra nell'antropologia sociale per la complessità dei contenuti. Aveva affrontato la materia lo storico Augusto Placanica circa quaranta anni fa, ricerca purtroppo interrotta dalla pecoce scomparsa del grande intellettuale. Nel rifiorire di iniziative culturali che si sono avvertite in questi ultimi tempi in Calabria, grazie anche alle Università locali, sarebbe utile intraprendere l'analisi sui caratteri della calabresità, ammesso che esista, traguardando il futuro senza la pesante eredità negativa, letteraria e del senso comune.
La Calabria ha l'orgoglio di difendere la sua storia plurimillenaria e lha in sé la forza di affrontare le difficoltà presenti, senza nascondere nulla, innanzi tutto a se stessa.
Rimboccandosi le maniche con maggiore vigore può riprendere la strada dello sviluppo, in un clima di fiducia e di speranza.
Roma, 27 luglio 2025
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