di Lucrezia Rubini
Venerdì 4 aprile, presso la Galleria ”La Pigna”, nel Palazzo Maffei Marescotti a Roma, si è aperta la Mostra personale del maestro Placido Scandurra, dal titolo “Curve di indifferenza nel Caos della Metropolis”, curata dalla figlia Elisa e il di lei consorte Claudio d’Alelio Marescotti, con il patrocinio dell’UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani).
Ad allietare la serata, i musicisti Maurizio Lopa alla viola da gamba ed Emanuela Pietrocini al clavicembalo hanno eseguito brani di musica barocca, illustrando la storia degli strumenti usati e la specificità dei brani eseguiti.
La manifestazione, presentata dal dott. Marescotti, che ha spiegato il senso della scelta del titolo ed espresso la profonda stima per il suocero, è stata molto partecipata dal milieu romano: erano presenti tanti artisti, amici di Scandurra, critici d’arte, rappresentanti del mondo culturale e politico, e il sindaco Simone Mozzetta di San Polo dei Cavalieri, che è il paese della metropoli romana in cui vive Scandurra da molti anni.
La presidente dell’UCAI, Letizia Cavallo, ha ricordato come dagli archivi della Galleria La Pigna, di cui è direttrice Annamaria Borsatti, si conserva memoria della presenza, nella stessa Galleria, di Placido Scandurra, risalente a cinquanta anni fa, quando, come poi ha spiegato lui stesso, si era appena trasferito a Roma e cominciava a frequentare gli ambienti culturali e artistici della Capitale, come studente dell’Accademia di San Giacomo.
Da sinistra: la direttrice de La Pigna Annamaria Borsatti, l'artista Placido Scandurra, la presidente UCAI Stefania Cavallo e il curatore Claudio D'Alelio Marescotti.
Foto Sonia Peters e Lucrezia Rubini
La mostra, che si protrarrà fino al 16 aprile 2025, costituisce un appuntamento importante per conoscere una tappa fondamentale nel ricchissimo e lungo percorso dell’artista. Alle soglie degli ottant’anni, Scandurra ha dato avvio ad un nuovo ciclo produttivo, di grande impatto visivo, di profondo segno semantico e simbolico, che apre ad ulteriori scenari della sua indefessa ricerca.
Con circa cinquanta opere, l’artista declina una ricerca astratta, all’apparenza caotica, in grado, invece, di fornire strumenti di riorientamento nel caos del tempo odierno e negli scenari delle moderne metropoli. Infatti, un intrico apparentemente disordinato, costituito da linee rette che si intersecano perpendicolarmente, oppure obliquamente, declinando diverse ampiezze di angoli ora retti, ora acuti, ora ottusi, è reso ancora più complesso da linee curve, che, ancorché armonizzare il tutto, sembrano disorientare ancora di più il riguardante, chiudendolo in un circolo vizioso di vicoli ciechi, in una sorta di labirinto, o di gabbia mentale: all’apparenza.
L'intervento del sindaco di San Polo dei Cavalieri Simone Mozzatta con Claudio Marescotti. A destra Placido Scandurra, Cavaliere inesistente tra circuiti metropolitani, 2024, Xilografia e incisione calcografica, cm 40x40 (foglio 70x50) - Foto Sonia Peters e Lucrezia Rubini
Sì perché soffermandoci, avvertiamo che quei vicoli in cui l’artista ci coinvolge, hanno una loro logica intrinseca, che non ci è dato comprendere, ma a cui dobbiamo solo affidarci, sul filo del simbolo, dell’esoterismo, dell’alchimia, della mitologia, della catarsi: dimensioni tutte esplorate da Scandurra nelle sue ricerche e studi, anche della cultura orientale. Guardando bene, allora, avvertiamo che quelle linee all’apparenza aggrovigliate, in realtà rispondono ad armonie altre, che pure si sintonizzano con la nostra innata armonia interiore: è a questo punto che, quanto all’apparenza ci sembrava astruso ed estraneo, diventa, per i complessi meccanismi dei neuroni specchio, qualcosa di attraente; quelle linee, allora, che ripercorriamo mentalmente, si rivelano essere mappe, strade di percorsi possibili della mente, del cuore, dell’anima: del pathos. Quegli intrichi diventano, all’improvviso, vie percorribili, anzi vademecum per percorsi in metropoli “altre”. La prevalenza della bicromia acromatica aiuta a non farsi distrarre dalla sensorialità policroma, aiuta a “seguire“ quelle linee, che si manifestano, epifanicamente, come nuove bussole di riorientamento dallo smarrimento spiazzante e alienante, per noi che siamo chiamati a vivere questo difficile momento storico.
Ripercorrere, con gli occhi e con la mente, quelle linee, ci fa avvertire le energie che da esse emanano, e ce le fa riconoscere come vie della vita e del destino, del singolo e dell’umanità tutta. Ecco allora che il Caos non è più un grumo indistinto, ma un Tutto complesso, un Cosmo in cui Scandurra è riuscito ad individuare linee di collegamento, ovvero percorsi capaci di ricollegarci ad un tutto primordiale e ancestrale, dimensione di un inconscio collettivo, irrimediabilmente rimosso dai percorsi apparentemente razionali, quelli sì solo apparentemente tali, di una moderna logica, inesorabile e distruttiva.
Placido Scandurra, Tracce di geometria sacra, 2024, Xilografia calcografica, cm 40x40 (foglio cm 70 x50) e Condensazione di intrecci, 2024, Xilografia calcografica, cm 40x40 (foglio cm 70x50)
Se questo “Ciclo delle linee”, come suggerisco di definirlo, appartiene all’ultimo periodo della produzione di Scandurra, non è certamente dell’ultima ora.
Tale produzione è nata quasi per caso, come lo stesso Scandurra mi ha riferito, ovvero ha usato strisce di MDF, già utilizzate per altri lavori, con cui ha creato le matrici utilizzate con il torchio calcografico, che possiede nel suo laboratorio, in quanto incisore espertissimo e prolifico. Si tratta di una ricerca sperimentale, per la quale Scandurra ha approntato un lavoro intenso, che si protrae da circa un anno, ed è tutta ancora in itinere, come testimoniano le didascalie scritte a matita da lui stesso a margine di tali opere: “ P/A lavoro sperimentale xilografiche 2024”; in questa breve nota a margine del suo stesso lavoro è racchiuso forse tutto il senso della ricerca di Scandurra: si tratta di una prova d’artista, come indica la sigla P/A, ovvero di una prova che l’artista realizza per sé, per riflettere sul progetto da realizzare ed elaborare in diversi passaggi di stampa, fino a raggiungere la versione definitiva, da destinare alla stampa; è un “lavoro sperimentale” e questo sta ad indicare la novità e l’intraprendere un percorso nuovo e inedito; è una “xilografia”, ovvero si tratta di una matrice incisa, che anticamente era costituita da una superficie lignea, sostituita dall’artista da altri materiali; infine la data del 2024, fissa cronologicamente l’inizio del nuovo percorso intrapreso. Il lavoro artigianale da incisore, che ha attraversato tutta la vita artistica di Scandurra, è un amore antico, che richiede perizia consumata, derivante da manualità artigianale e abilità tecnica, acquisite per conoscenza delle materie, della chimica e di strumenti specifici, dovuta anche all’attività di restauratore del maestro.
Da qui la scelta di esporre, nella mostra romana, anche opere di grafica di tipo figurativo, «affinché si capisse che questa produzione è un punto di arrivo e non l’incipit di un percorso lungo che, partendo dal figurativo delle nature morte, dei nudi, dei paesaggi, è poi approdata all’astrattismo dopo una ricerca lunga quasi sessant’anni».
Placido Scandurra, La via maestra tra circuiti labirintici, 2024, Xilografia calcografica, cm 40x40 (foglio cm 70x40) e Curve di indifferenza nel caos della metropolis, 2024, Xilografia calcografica, cm 40x40 (foglio cm 70x50)
Ulteriori e determinanti chiavi di lettura per intuire tale approdo, sono i diversi quadri, circa una ventina, pure in mostra, dei “Totem”, o “Guardiani della soglia” o “Cavalieri inesistenti”: la produzione più importante, significativa, originale e individualizzante di Scandurra. Una specie di mostri buoni, ovvero archetipi, che hanno attraversato i tempi, sopravvissuti agli olocausti umani, e che permangono, fermi sulla soglia: ci aspettano per accompagnarci in mondi altri, finalmente salvifici, per attraversare i quali, adesso, abbiamo a disposizione anche delle “mappe speciali”: il “Ciclo delle linee”.
Vi suggerisco di andare ad incontrare le opere di Scandurra alla Galleria La Pigna, per fare scorta di Totem-guide e mappe speciali, per riorientarci e risalire al senso profondo del nostro cammino, in questo mondo caotico e smarrito. Da parte mia, mi riprometto di approfondire sulle pagine de l’Albatros e di altre riviste d’arte.