di Agostino Bagnato
Il primo film che ho visto è stato "La ragazza con la valigia", poi "Il bell'Antonio", "I soliti ignoti" e "La ragazza di Bube". Non c'era studente che non fosse innamorato di Claudia Cardinale negli anni Sessanta.
Qualche volta l'ho incrociata insieme alla madre su piazza Saxa Rubra a Prima Porta a Roma, quando abitava nella grande residenza di Franco Cristaĺdi. Ma nessuno osava avvicinarsi. Sempre bellissima e semplice allo stesso tempo.
Nel film "Il giorno della civetta" diede il meglio di sé a fianco di un giovanissimo Franco Nero. "IL Gattopardo" resta una tappa memorabibile nella sua carriera. La scena del ballo, su musiche di Giuseppe Verdi, con il principe Salina (Burt Lancaster) e con Tancredi (Alain Delon) faceva il tandem con il valzer in "Guerra e pace" tra Haudry Hepburn e Mel Ferrer: due mondi lontanissimi ma capaci di creare un sogno ed una emozione fortissima.
Voglio anche ricordare "Otto e mezzo, di Federico Fellini e poi "C'era una volta il west" di Sergio Leone, la cui colonna sonora di Ennio Morricone resta un punto eccelso della musica per film e riconduce subito all'attrice italiana e a Charles Bronson.
Ma quanti titoli dovrei citare per incasellare il nome e l'arte di Claudia Cardinale nella mia cineteca. Mi fermo qui. Il legame con Pasquale Squitieri resta ancora una vicenda incomprensibile, ma si è trattato di un amore vissuto tuttavia con grande intensità e profondità. Dell'attivittà teatrale non posso dire nulla, non avendo assistito a nessuno spettacolo.
Ricorderò sempre la sua voce sensuale, profonda, il suo sguardo vagamente sfuggente in quegli occhi neri, il portamento semplice e solenne allo stesso tempo. Non so per quale film sarà ricordata. Io preferisco tenerla ancora in mente come Mara, la ragazza di Bube.