di Felice Cipriani

Colpo di Stato in Cile e ruolo degli Stati Uniti
Da documenti desegretati è emerso che gli Stati Uniti consideravano il candidato socialista Salvador Allende potenzialmente pericoloso per i propri interessi in Sudamerica, sin dalle elezioni presidenziali del 1964, quando finanziarono segretamente la campagna elettorale del suo avversario. Il consigliere per la Sicurezza nazionale Henry Kissinger, preoccupato dalla buona relazione del candidato cileno con il leader cubano Fidel Castro, ordinò uno studio «sulle conseguenze di una vittoria di Allende alle elezioni del 1970».
Si convinse che un presidente socialista democraticamente eletto avrebbe potuto causare un “effetto domino” in tutta l’area sudamericana e non solo: gli effetti di una possibile svolta verso posizioni di sinistra, socialiste o comuniste dei paesi della regione era ritenuto un pericolo grave nell’ottica della contrapposizione fra Stati Uniti e Unione Sovietica.
L’amministrazione Nixon iniziò quindi un’opera per scongiurare la sua elezione che andava oltre ai finanziamenti nascosti degli avversari.
Il piano per un colpo di stato immediato fu considerato impraticabile e l’amministrazione Nixon dovette ripiegare su una graduale opera di condizionamento, economico e politico, del governo socialista cileno. Le aziende americane furono costrette a ritirarsi dal mercato cileno e Nixon in alcuni documenti desegretati diede l’indicazione di «far piangere l’economia». Furono stanziati dieci milioni di dollari per operazioni segrete nel paese, condotte «dai migliori agenti, operativi a tempo pieno» (sempre da indicazioni del presidente rese pubbliche alcuni decenni più tardi). Le conseguenze di tutto questo saranno l’impoverimento del Paese i sabotaggi dell’economia e le proteste che erano fomentate e sostenute dagli industriali e dagli agrari. Il resto è il colpo di Stato e la tragedia del popolo cileno.

I militari e i vigili del fuoco trasportano il corpo del presidente Salvador Allende avvolto in un poncho fuori dal palazzo della Moneda bombardata l’11 settembre 1973

Manifestazione della cultura in Cile a sostegno del NO al Referendum di Pinochet
A fine giugno del 1988 mentre la direzione dell’Arci, di cui faccio parte è riunita arrivano  telefonate da dirigenti della direzione del PCI e del PSI che richiedono all’Arci di inviare un delegato alla manifestazione “Cile Crea – Incontro Internazionale dell’Arte, la Scienza e la Cultura per la democrazia in Cile” e che si svolgerà a Santiago del Cile dal 13 al 15 luglio. Una manifestazione promossa per sensibilizzare la popolazione a votare NO al referendum indetto da Pinochet, che intendeva rimanere in carica ancora otto anni attraverso la modifica della Costituzione. Si saprà dopo che stessa richiesta era stata fatta alla CGIL, UIL, a uomini di cultura e artisti. “Cile Crea” era organizzata da 17 partiti, tra cui la Democrazia e la Sinistra Cristiana, i contadini di MAPU, i socialdemocratici e socialisti di vario tipo, molti dei quali furono obbligati a moderare le loro posizioni pur di salvaguardare l’unità della Concertación.
Il presidente dell’Arci Piero Rasimelli e il segretario Mimmo Pinto ci dissero che ci avrebbero fatto conoscere il giorno dopo chi sarebbe stato delegato. Il giorno dopo mi telefonò Mimmo Pinto che mi disse che la scelta era caduta sul sottoscritto anche perché ero il Vice presidente di Arci Cultura e Sviluppo; presidente era il compianto senatore Rino Serri. L’11 luglio mi ritrovo all’aeroporto di Fiumicino ove incontro Roberto Villetti, allora direttore dell’Avanti anche lui diretto a Santiago come pure il prof. Giuliano Procacci (storico) e un sindacalista della CGIL scuola. A Buenos Ayres abbiamo la sgradita sorpresa che l’aereo per Santiago non parte e che saremmo stati ospiti della Compagnia aerea per partire il giorno seguente. Questa giornata a Buenos Ayres serve per stringere amicizia, raccontare le nostre esperienze e commentare quello che avremmo potuto trovare in Cile.
A Santiago incontriamo Gigliola Cinquetti, molto popolare in Cile e invitata all’evento. Siamo tutti nello stesso albergo, però gli organizzatori di “Cile Crea” ci destinano in luoghi diversi.
Chi va nelle scuole, chi nelle fattorie modello, chi a un incontro sindacale e tutti in un teatro dove si svolge l’evento. Intanto da Roma ci raggiunge la notizia che a Santiago ci sono state delle esplosioni. Noi non le avvertiamo, ma la cosa è possibile; il clima in città è teso e i carabineros ti osservano con diffidenza e sembra che da un momento all’altro ti si avvicinino per chiederti i documenti. Sono contrariati per la manifestazione “Cile Crea” che inizierà il giorno dopo e per la presenza di osservatori internazionali.
La sera mi trovo in una piazza di Santiago, davanti la sede della “Vicaria”; Diocesi. A un certo punto si nota una certa confusione in un lato della piazza e poi un parapiglia e la fuga di molte persone inseguite da militari. Anch’io faccio per allontanarmi dalla piazza cui militari avevano chiuso tutti gli accessi. Mentre penso sul da farsi i carabineros si avvicinano con tono minaccioso.  Faccio in tempo a entrare nella sede vescovile e trattenermi lì per circa mezz’ora assieme a due donne e un giovane. Usciamo fuori accompagnati da un sacerdote che ci lascia e saluta dopo un centinaio di metri. Il giorno dopo saprò che una ragazza svedese e un giovane spagnolo erano stati espulsi, mentre dei giovani cileni erano stati arrestati. Dopo cinque giorni di permanenza il 17 luglio rientriamo in Italia, speranzosi che la situazione in Cile possa evolversi in modo democratico sconfiggendo Pinochet nel referendum costituzionale.

Referendum 5 Ottobre 1988, Pinochet chiede un ulteriore mandato di 8 anni. Il popolo lo boccia con il 55%. Gli Stati Uniti si disimpegnano dal Cile anche perché impegnati all’aggressione di Panama.

Torna la Democrazia in Cile
In Cile nel 1990 la situazione si evolve in senso democratico, si svolgono le elezioni democratiche e viene eletto presidente Patricio Alwin del Partito democratico Cristiano.
Quindici giorni prima dell’insediamento che ci sarà domenica 11 marzo mi arriva l’invito a partecipare alle cerimonie d’insediamento e alle feste popolari. Avuto l’Ok dalla presidenza dell’Arci il 9 marzo parto per Santiago del Cile. Arrivato in hotel trovo una serie di inviti e il mio amico Raul Moya che avevo frequentato in Italia e che era rientrato in Cile.
Partecipo alla cerimonia d’insediamento del Congresso Nazionale e l’assunzione del mandato presidenziale da parte di Patricio Alwin Azocar. Non manca l’emozione e la consapevolezza di partecipare a un evento tanto atteso e che era costato migliaia di vittime uccise dal regime di Pinochet. Quante volte i democratici hanno pensato, desiderato questo momento?
Oltre che alla cerimonia dell’insediamento vengo invitato e partecipo al Te Deum di ringraziamento nel Duomo. Qui saluto il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e il segretario della Cisl Franco Marini. Nella serata della cerimonia conviviale al Palazzo della Moneda incontro Fabio Ortolani segretario amministrativo della Uil, vecchia conoscenza.
Il giorno seguente Raul Moya mi fa incontrare Riccardo Lagos socialista ministro degli esteri che mi ricorda l’impegno degli italiani per il Cile e del ruolo dei partiti di sinistra; socialista e comunista e di quando Bettino Craxi, pochi giorni dolo l’uccisione di Salvador Allende tentò di rendergli omaggio al cimitero. Qui ci fu la minaccia da parte dei militari Cileni che gli intimarono di arretrare altrimenti avrebbero fatto uso delle armi se solo avesse fatto un altro passo avanti. Vista la risolutezza dei militari che avevano spianato le armi non restò altro che fare dietro front alla delegazione. Riccardo Lagos dopo alcuni anni sarà eletto presidente della Repubblica.
Dopo la visita alla sede socialista Raul mi porta a Vina del Mar, distante poco più di 100 Km da Santiago, nel cimitero ove riposa il martire cileno. La tomba era stata tenuta segreta sino al giorno prima. Attorno alla tomba si sono radunate molte persone; bandiere cilene e delle varie forze politiche della sinistra sono addossate sulla tomba. Grande commozione, occhi lucidi, decine di scatti fotografici. Rendo omaggio alla tomba deponendo un garofano e sforzandomi di ricordare gli ultimi attimi della sua vita quando con elmetto da minatore e mitra in mano tentò la difesa sua e della democrazia in Cile.


Vina del Mar

Torno a Santiago con il mio amico Raul con tanta tristezza e con la piccola soddisfazione di essere stato il primo italiano a rendere omaggio a Salvador Allende.
Il giorno dopo si svolge una grande festa allo stadio di Santiago che è pieno all’inverosimile.
Lo speaker annuncia la presenza di delegazioni di mezzo mondo. Tra le più applaudite sono state quella svedese e quella italiana. Credo che Giulio Andreotti non abbia mai ricevuto tanti applausi in vita sua come nel momento in cui si è fatto il suo nome nello stadio di Santiago.
Il giorno dopo lascio Santiago del Cile, abbracciando il mio caro amico e compagno Raul Moya felice e orgoglioso di avere partecipato a un evento tanto atteso che restituiva la democrazia al popolo cileno, anche se permanevano delle preoccupazioni per le possibili reazioni dei militari e del generale Pinochet.

DICEMBRE 2007 Torno in Cile.
Nel 2007 sono protagonista assieme ad un gruppo di persone di una delle più grande e importanti avventure della mia vita. Con moto e fuoristrada attraversiamo sette Paesi: Venezuela, Colombia, Ecuador, Bolivia, Perù, Cile e Argentina; 17mila Km e 55 giorni.
Sarebbe troppo lungo parlare di questa avventura che ha anche una finalità umanitaria ma mi limito a dire che con l’occasione soggiornerò 4 giorni a Santiago del Cile. Con l’occasione visiterò il Palazzo della Moneda e vedere il luogo ove fu colpito a morte Salvador Allende e che è ricordato con la ricostruzione di un tratto di muro ove è stato collocato un grande medaglione in bronzo con l’immagine del presidente. La sera con tutto il gruppo andiamo a cena al ristorante “ La Mitao de Mondo” in cui uno dei proprietari  ha fatto parte del gruppo musicale degli “Inti Ilimani”. E’ stata una serata della memoria e dei ricordi delle tante serate fatte dal gruppo musicale cileno in Italia. Con questa serata si conclude il mio impegno a favore del Cile durato  più di trent’anni.

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