Con la presa di posizione a sostegno del no al referendum sulla riforma della giustizia di Ettore Ianì, sociologo e scrittore, la rivista apre un confronto pubblico aperto tra le varie ragioni. L'appuntamento referendario è molto importante per il futuro del paese, sul lato costituzionale che del funzionamento della magistratura, che dovrebbe in primo luogo, indurre ad andare a votare ed in seconda battura compiere la scelta giusta per il futuro del paese.
Grazie a quanti vorranno esprimere le proprie opinioni.
Perchè al referendum di marzo voterò no
di Ettore Ianì
Saggista, già professore a contratto di Cooperazione allo sviluppo nella UE alla Sapienza
La scomparsa immediata e totale dei miei residui dubbi sul come votare al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia di marzo, li ha cancellati permanentemente il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Questi, in un' intervista al "Corriere della Sera", ha affermato: "Mi stupisce che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo". Concetto ribadito nel suo ultimo libro "Per una nuova Giustizia". Il 18 marzo 2025, nel corso di un convegno, ha detto che "questa riforma non influisce sull'efficienza della Giustizia". Affermazioni che non si prestano a equivoci e spiegano più di mille dotti trattati giuridici. Non sono dichiarazioni neutri, sfuggite dalla facoltà della ragione, ma nascondono un obiettivo ben più pregnante: indebolire, attraverso il controllo politico, uno dei tre poteri dello Stato. Personalmente ho un'opinione estremamente severa verso la magistratura per essere stato vittima di un errore giudiziario fondato su congiunture e teoremi assurdi, prima che fantasiosi. Questo incidente, che ha segnato profondamente la mia vita affettiva e lavorativa, non mi impedisce di difendere il sacro principio della divisione dei poteri. Pilastro fondamentale dello Stato di diritto e della democrazia teorizzato da Montesquieu per garantire la libertà politica ed evitare la tirannia. Le precisazioni della Cassazione, 6 febbraio 2026, sul quesito referendario, relativamente agli effetti della riforma costituzionale, carriere e autonomia della magistratura, porta a termine il processo di convincimento per votare per il NO.
Non essendo un giurista o un cultore del diritto, mi limiterò a riflettere adottando un approccio pratico, concreto e privo di sovrastrutture intellettuali o accademico. Un approccio che si basa sulla esperienza vissuta e sul buon senso popolare, lontano dall'essere influenzato dalle mie posizioni politiche o dei pregiudizi, che non ho, verso il Governo Meloni. Mi limiterò a fare domande piuttosto che a dare risposte.
Se la riforma si limitasse solo ad aprire la strada per una separazione delle carriere, non sarebbe stato meglio ricorrere a una legge ordinaria di completamento della riforma Cartabia?
Lo sdoppiamento del Consiglio Superiore in due organi distinti e separati, (uno per i giudici e uno per il PM) non avvia, in una logica di "divide et impera", un processo di indebolimento dell'organo di autogoverno, nato proprio per garantire l'indipendenza dei magistrati da influenze esterne?
Per contrastare il "correntismo" si introduce il sorteggio esclusivamente per i componenti di nomina politica eletti dal Parlamento. Il sistema proposto non nega la selezione in base alle capacità e al pluralismo culturale della magistratura ? Non farà nascere un disequilibrio a tutto vantaggio della componente di nomina politica? Il che non significa accrescere, da parte della politica, la sua capacità di orientamento e/o condizionamento del Csm?
Con la creazione di una Alta Corte disciplinare, affidata di fatto a un giudice speciale, per il Csm non rappresenta un'ulteriore complicazione burocratica che azzoppa la capacità di svolgere pienamente l'autonomia e l'indipendenza della magistratura?
I magistrati iscritti all'Anm hanno certamente commesso qualche irregolarità, ma abolire le correnti, criterio in vita in tutti i corpi intermedi e negli stessi partiti, con il criterio del sorteggio spariscono per incanto?
I mali endemici, le patologie della magistratura quali la degenerazione comportamentali del corpo giudiziario, che minacciano costantemente i principi di imparzialità e indipendenza, la politicizzazione della giustizia, la responsabilità assai limitata del giudice che sbaglia, la lentezza e l'inefficienza della irragionevole durata dei processi, l'insufficiente organico, la pachidermica lentezza della transizione digitale, l'uso strumentale delle indagini per condizionare il dibattito pubblico e politico, verrebbero rimossi se vincesse il SI?
Ecco perché consapevolmente voterò NO