di Angiolo Marroni
giurista e scrittore
Perché al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo voto NO.
I motivi sono tanti, ne cito alcuni, gli essenziali.
La proposta referendaria del governo, vuole modificare ben sette importanti articoli della Costituzione repubblicana.
In definitiva, vuole assoggettare il potere giudiziario, cioè il controllo di legalità, al potere politico, in pratica vuole dare pieni poteri all’esecutivo.
E così si trasforma il Paese, modificandone i suoi cardini e si riduce la libertà dei cittadini, il loro ruolo civile e sociale previsto dalla Costituzione.
È l’equilibrio dei poteri che viene messo in discussione e che ha garantito per decenni, ai cittadini italiani una sostanziale civile convivenza perfino negli anni terribili del terrorismo.
Dinanzi a questi improvvisati legislatori forse vale la pena di ricordare alcuni, tra i padri costituenti che hanno elaborato una delle Costituzioni più avanzate d’Europa.
Chiedo scusa della lunghezza ma è giusto, penso, proprio in questa circostanza ricordarli ed onorarli:
De Nicola, Saragat, Terracini, Iotti, Ruini, Togliatti, De Gasperi, Calamandrei, Mortati, Einaudi, Orlando, Nenni, Pertini, Scalfaro, Cingolani, Merlin, Montagnana, la giurista Sciarra, e altri ancora.
Lo stesso ministro Nordio, che nella sua vita giuridica e giudiziaria, più volte si è contraddetto su questo stesso argomento referendario, cioè sulla separazione delle carriere, riconosce che la proposta referendaria non risolve i mali della giustizia, quelli della procedura penali, civile, amministrativa, contabile.
Non c’è cittadino che questi mali non li incontri.
La carenza dei giudici, quella dei cancellieri, delle sedi giudiziarie, della loro dignità istituzionale.
La durata annosa dei procedimenti, rinvii di udienze perfino di anni, sovraccarico di procedimenti per ogni magistrato, regole procedurali bizantine, antiquate, contraddittorie, codici antichi.
Più volte si è cercato di arrivare a correggere questi difetti, a riforme dei codici, alcune riforme perfino elaborate e poi affossate.
Il governo di tutto questo non se ne occupa, pensa solo a rispondere alla domanda di sicurezza dei cittadini aumentando il numero dei reati ed aggravando la severità delle pene e poi del carcere.
Altro che pene alternative da prevedere nella riforma dei codici, altro che pene ad un tempo punitive e rieducative.
Di tutto questo il governo non se ne occupa, il ministro Nordio lo ignora.
Lui stesso riconosce che la sua attuale proposta non prevede alcuna riforma della giustizia, gli interessa solo punire i magistrati, togliergli il potere di dare fastidio secondo lui a chi comanda, cioè al governo, ed è addirittura arrivato a sostenere che se la sua riforma venisse approvata sarebbe utile a chi è o sarà al comando in futuro.
Ma si può rispondere SI ad un quesito referendario così miserabile, povero, in definitiva eversivo?
IO CREDO DI NO !
Angiolo Marroni