Voterò Sì per due ragioni principali. Innanzitutto credo che quella promossa dal ministro Carlo Nordio sia una buona riforma. Attraverso la separazione delle carriere tra pm e giudici, porta, infatti, a compimento la riforma del processo penale in senso accusatorio, realizzata nel 1988 per iniziativa del Guardasigilli Giuliano Vassalli, medaglia d’oro della Resistenza ed esponente del Partito socialista. In secondo luogo, ho vivo il ricordo di una sinistra da sempre impegnata per realizzare tale obiettivo. La riforma Vassalli aveva avuto una gestazione di una quindicina d’anni. Già nel vivo di quel dibattito, intellettuali e politici progressisti avevano avanzato l’idea di separare nettamente l’accusa e il giudice. Essi consideravano tale separazione come una delle condizioni dello stato di diritto. Ma, intanto, andava superato il processo inquisitorio che derivava dall’ideologia fascista. Il testo della riforma venne elaborato sulla base dei lavori della Commissione Pisapia e con l’apporto di Marcello Gallo e di altri penalisti progressisti. Fra i tanti, Giangiulio Ambrosini, Luciano Violante e altri. Il nuovo codice penale fu osteggiato da una parte ampia della magistratura. Bisognerà arrivare al 1999 per fare un ulteriore passo avanti con il nuovo articolo 111 della Costituzione, che introdusse il principio del “giusto processo” nel contraddittorio tra le parti in “condizioni di parità” davanti a un giudice “terzo ed imparziale”. Si tratta della riforma Pera-Salvi, che raccoglieva parte delle conclusioni della commissione bicamerale D’Alema, a cui avevano contribuito fra gli altri, assieme a Marcello Pera e a Cesare Salvi, Giovanni Pellegrino, Marco Boato ed altri ancora. Il processo riformatore subisce poi un ritardo durante la stagione del berlusconismo. Ed è in quella fase che la destra strappa alla sinistra la bandiera della separazione delle carriere. C’è un recupero nel 2019, in sede congressuale del Partito democratico. Nella mozione Martina si legge: “Il tema della separazione delle carriere appare ineludibile per garantire un giudice terzo e imparziale”. Ed è per questo che una parte del gruppo dirigente del Pd ha annunciato di votare Sì al referendum.
La riforma Nordio non solo garantisce a pieno la terzietà del giudice e l’immagine esterna di imparzialità della magistratura, ma rafforza anche il livello di indipendenza e autonomia dei magistrati. La Costituzione attuale, infatti, all’articolo 107, ultimo comma, affida alla legge sull’ordinamento giudiziario, quindi ad una legge ordinaria, il compito di stabilire le garanzie per assicurare forme e modi dell’indipendenza del pubblico ministero. Il nuovo testo dell’articolo 104, invece, stabilisce a livello costituzionale che sia i giudici sia i pm godono delle medesime garanzie di autonomia e indipendenza. Di conseguenza, se in futuro qualcuno vorrà intervenire sulle garanzie riconosciute al pm dovrà farlo tramite legge costituzionale, e non ordinaria.
La seconda novità principale prevista dalla riforma costituzionale è l’introduzione del sorteggio come metodo di elezione dei componenti dei due futuri Consigli superiori della magistratura. Il sorteggio rappresenta un limite alle pratiche clientelari e spartitorie che non poche volte finiscono per premiare, più che il merito professionale, la fedeltà alle correnti. Già oggi il metodo del sorteggio è adottato dal Csm ed è inserito nella Costituzione. L’articolo 135 della Costituzione, ad esempio, prevede l’estrazione a sorte per i 16 giudici che dovrebbero integrare il Collegio per i giudizi di accusa contro il presidente della Repubblica. Sempre attraverso il sorteggio si arriva alla composizione del tribunale dei Ministri e alla formazione delle Corti d’assise.
La terza novità della riforma è l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. Un organismo più volte auspicato dalla sinistra a tal punto da figurare anche nel programma del Pd per le elezioni politiche 2022. L’Alta Corte sottrae l’attività disciplinare alle logiche correntizie.
In conclusione, voterò Sì al referendum perché non considero la consultazione referendaria come un’occasione per esprimere un giudizio sul governo. Proprio per il rispetto dovuto alla Costituzione gli elettori devono essere chiamati a pronunciarsi direttamente sui quesiti referendari, valutandoli liberamente nel loro contenuto.
Alfonso Pascale
Professione: storico dell'agricoltura
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